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25.02.2010 - Diamanti insanguinati


E'innegabile e, tra l'altro, sotto gli occhi di tutti che una parte del commercio africano dei diamanti vada a sovvenzionare la compravendita di armi per i conflitti che, da quelle parti, proseguono da anni tra massacri e atrocità indicibili.Si è così studiato il Kimberley Process, una serie di regole che regolamentano gli spostamenti di diamante nel mercato. Ma vediamo cosa ne pensano due esperti del settore come Antonella Baccaro e Fabio Cascapera:"Nel 1998 il settore dei diamanti assunse pienamente coscienza del fatto che alcuni movimenti ribelli in Africa vendevano diamanti grezzi, ottenuti illegalmente, allo scopo di finanziare le loro azioni belliche. Man mano che queste informazioni trovavano conferma divenne chiaro che questo commercio illegale e le guerre combattute dai ribelli, sostenute da tale traffico, stavano causando molte sofferenze. Il settore diamantifero decise che questo commercio andava fermato. Ci vollero quattro anni per creare, ratificare ed adottare un provvedimento: il 5 novembre 2002, i 52 Stati estrattori lanciarono il Kimberley Process, un atto che stabilisce alcune regole per l'importazione e l'esportazione dei diamanti grezzi. Secondo questa specie di regolamento, tutti i carichi di diamante che attraversano un confine internazionale devono essere certificati, numerati e sigillati in modo che la fonte sia evidente. Il sistema prevede anche l'impiego di container anti manomissione e di una documentazione anti contraffazione. Anche all'interno di ciascun Paese aderente sono state emanate leggi nazionali che dichiarano illegale il commercio di diamanti provenienti da zone di conflitto e che sostengono il Kimberly Process. Tali leggi impongono la revisione annuale degli standard, delle prassi e delle procedure in atto in tutte le nazioni che importano, commercializzano ed esportano diamanti grezzi. Oggi tutti i compratori ed i rivenditori di diamanti tagliati e di gioielleria hanno l'obbligo di apporre sulle loro fatture la dichiarazione che attesta l'acquisto delle pietre "da fonti lecite, non coinvolte nel finanziamento di conflitti e nel rispetto delle risoluzioni dell'Onu". Oltre ad allegare questa dichiarazione ad ogni fattura, tutte le società che operano nel settore sono tenute a conservare le fatture stesse e a sottoporle a revisione contabile. I "diamanti insanguinati" nel momento della loro massima espansione rappresentavano il 4% della produzione mondiale, dopo l'adozione della Kimberly Process si stima che si siano ridotti a meno dell'1%." Da Investire in Diamanti di Antonella Baccaro e Fabio Cascapera

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