La fabbrica del gioiello. Taglio delle gemme
     
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Taglio delle gemme

INTRODUZIONE
E'il solo contributo dell'uomo alla bellezza delle gemme che la natura ci regala: in sintesi, questa potrebbe essere una definizione completa di quanto l'uomo può fare per contribuire a valorizzare il dono che ci arriva dalle profondità più recondite della storia del mondo.
Premesso che, con il colore, il taglio di una gemma è la prima caratteristica che attira l'attenzione dell'osservatore, ricorderemo che alcune forme di taglio sono diventate, quasi per antonomasia, sinomimo e sostituto stesso delle gemme per le quali vengono utilizzate: valgano per tutti gli esempi di "brillante" e "a smeraldo".
Se nella terminologia corrente fra gli addetti del settore questa è una pratica consueta e perfettamente sufficiente alla reciproca comprensione, non altrettanto si può dire quando detti termini vengono usati estensivamente, ad uso di un pubblico più vasto e non necessariamente specializzato.
Il commercio e la "scienza gemmologica" avvertivano però da tempo la necessità di sfrondare il settore dai termini di fantasia che, proprio per la loro varietà ed indeterminatezza tecnica, si prestano alle interpretazioni più diverse.
Con ciò si è provveduto anche all'eliminazione di termini derivanti da una italianizzazione di parole straniere o gergali (vedi p. esempio "trilliant") di oscura od incerta interpretazione.
Di qui la pubblicazione e la diffusione, anche tramite organi di stampa specializzata, (v. "Valenza Gioielli") delle recenti Norme U.N.I. 10173 dedicate al taglio e alle sue forme.
Naturalmente, la fantasia dei tagliatori, l'evolversi delle tecnologie di lavorazione e l'approfondita conoscenza delle leggi dell'ottica rendono questo campo praticamente infinito: si è però soliti dividere il settore in due grandi aree che, pur contigue, sono nettamente separate dalla tradizione e dalla natura della materia lavorata: il diamante e le pietre di colore.
La nostra attenzione terrà in considerazione primaria il taglio del diamante e la sua storia, poichè dalla descrizione accurata di questo, nella maggior parte dei casi, sono derivate in seguito le definizioni utilizzate oggi per le altre gemme.
Le aree di cui accennavamo derivano dalla diversa tecnologia e quindi specializzazione che il diamante richiede per la sua lavorazione; è sintomatico infatti come i tagliatori di questa gemma rappresentino una categoria di specialisti che, con macchinari sviluppati e dedicati a questo scopo, vi si dedicano in modo esclusivo.
Il taglio delle pietre di colore, a sua volta, può essere suddiviso in due settori: quello degli esemplari trasparenti, in maggioranza sfaccettati con forme e tipi diversi, e quello dei materiali massivi, opachi o traslucidi, che si prestano meglio ad altre tipologie di taglio (cabochon, pendenti ed oggettistica varia).
Per finire, bisogna sottilineare come, se nelle gemme colorate i margini di soggettività sono abbastanza ampi, margini da cui derivano proporzioni anche diverse, ma ugualmente apprezzabili, nel caso del diamante si richiede una precisione di gran lunga maggiore ed un rigoroso rispetto delle leggi dell'ottica per ottenere un prodotto che riveli tutta quella sfolgorante bellezza che, nel grezzo, è soltanto latente.

TAGLIO DEL DIAMANTE

Prima di analizzare come si taglia un diamante dobbiamo necessariamente ricordare, pur se brevemente, alcune delle proprietà fisiche, e in particolar modo quelle vettoriali di un minerale. Alcune di queste variano infatti in funzione della direzione dalla quale vengono osservate.
Per definire queste proprietà non è più sufficiente allora un solo valore numerico, ma di questo debbono essere precisati una direzione ed un verso.
La durezza, la sfaldatura e la frattura sono dunque p roprietà vettoriali.
Il diamante, al decimo grado della scala di Mohs, ha una durezza elevatissima ma è caratterizzato da una notevole fragilità: fratturandosi, d' origine ad
una superficie irregolare che, per il particolare aspetto, viene definita "frattura concoide".
Il taglio del cristallo grezzo viene effettuato sfruttando o le naturali direzioni di clivaggio, o quelle di segatura.
Il clivaggio si manifesta quando un cristallo sottoposto a stimoli esterni si divide secondo superfici piane con orientazione (cristallografica) ben definita: per il diamante queste direzioni coincidono con le quattro direzioni parallele alle facce dell'ottaedro.
Questo è il sistema più antico e più usato per tagliare il diamante ed anche il più spettacolare; ai meno esperti può apparire pericoloso, perchè effettuato con un mazzuolo di legno duro e una lama che, appoggiata sul diamante, viene usata come scalpello: l'attimo della separazione è sempre emozionante, anche per i tagliatori più esperti, come il momento della verità.
A volte si impiegano mesi (o, in casi eccezionali, anni!) per individuare quelle ideali direzioni di sfaldatura secondo le quali la separazione ottimizza la resa finale del prodotto.
Il progresso della tecnica ha reso disponibile un procedimento alternativo sempre più usato: la segatura. La scelta tra clivare e segare deriva dal fatto che clivare è più difficile e rischioso (il diamante è fragile) mentre segare dà, nella maggior parte dei casi, risultati più vantaggiosi, con un possibile minore spreco di grezzo.
Non ultimo, la segatura richiede un tempo di apprendimento di gran lunga più breve rispetto al clivaggio, con rischi meno elevati in caso di errore.
A prescindere da queste premesse, la scelta finale di uno dei due sistemi è sempre in funzione delle condizioni del cristallo grezzo, valutato caso per caso, poichè le direzioni di segaggio e di clivaggio presentano orientazioni totalmente diverse.
E' quindi intuitivo come l'uso del clivaggio sia contemporaneo all'acquisizione da parte dell'uomo della capacità di tagliare i diamanti, le cui conoscenze di base derivarono necessariamente da numerosi, infelici tentativi con relative rotture, alternate a intuizioni geniali che solo molto tempo dopo trovarono una spiegazione cristallografica.
Notevole come, pur con il passare dei secoli, le tecnologie relative a tale metodo siano rimaste praticamente immutate: come già accennato in precedenza infatti il cristallo grezzo fissato con un apposito mastice, viene separato con una lama d'acciaio percossa da un mazzuolo di legno.
Per quanto riguarda invece il sistema del segaggio, esso venne introdotto oltre 150 anni fa, ma i segreti di questa tecnica sono stati gelosamente custoditi, diremmo il più a lungo possibile, dalle famiglie di tagliatori che lo praticavano.
Tutto ci ha fatto si che tale tecnica, in passato, non si sviluppasse in modo adeguato e le sole concessioni al progresso, in pratica, erano costituite da ammodernamenti meccanici applicati alle attrezzature tradizionali.
Da circa ottanta anni il procedimento di segatura è stato introdotto su larga scala nelle taglierie, con conseguente adeguato sviluppo. Si è passati così dal primordiale filo metallico (con polvere di diamante agglutinata con olio d'oliva come abrasivo), alle diverse lame a disco metallico, di solito in bronzo fosforoso, tuttora in uso.
La vera rivoluzione, in tema di taglio dei diamanti, avvenne negli anni '60 con l'introduzione della tecnica laser che, impiegata dapprima solo in taglierie d'avanguardia, è oggi sempre più diffusa perchè rappresenta un deciso passo in avanti in termini di produttività, di precisione e di sicurezza e, particolare non secondario, consente di effettuare il taglio secondo direzioni indipendenti da ogni considerazione di tipo cristallografico: in pratica, si sceglie la forma più opportuna e si procede alla separazione.
Nella routine di produzione per grandi volumi, il segaggio rimane la tecnica più usata nelle taglierie, non foss'altro per motivi di economicità e di (relativamente) basso costo per l'addestramento degli addetti.
A tutt'oggi rimangono comunque casi in cui il clivaggio è ancora la tecnica più appropriata: citiamo ad esempio il grezzo con inclusioni lungo i piani di sfaldatura, esemplari di grosse dimensioni e di forma irregolare, nonchè alcuni tipi di cristalli che presentino particolari forme di geminazione.

FASI DI TAGLIO

L'operazione di taglio comporta le seguenti fasi: il clivaggio o la segatura, la preformazione, la sfaccettatura e la politura (lucidatura).
Il primo passo consiste nello studio effettuato da un esperto circa la migliore utilizzazione del grezzo in considerazione degli eventuali difetti presenti all'interno della gemma.
A tale scopo, in molti casi è opportuno lucidare una zona ("aprire una finestra", in gergo) che permetta all'esperto di valutare con precisione la posizione e le caratteristiche delle inclusioni da eliminare.
In base alla posizione di queste all'interno dell'ottaedro, l'esperto deciderà se il grezzo in esame è più adatto al clivaggio o alla segatura.
Ecco, in forma succinta, le quattro fasi della lavorazione.

IL CLIVAGGIO

Il clivaggio viene praticato sul diamante grezzo in corrispondenza di piani perpendicolari ai quattro assi ternari presenti nell'ottaedro, cioè parallelamente alle sue facce.
Queste quattro direzioni vengono chiamate dai tagliatori "tre punti", poichè la parte di grezzo, una volta clivata, presenta tre dei vertici dell'ottaedro.

LA SEGATURA

L'operazione di clivaggio viene sovente sostituita da quella di segatura, operazione
che nel diamante può essere effettuata secondo le seguenti direzioni:

a ) tre direzioni dette "quattro punti" che corrispondono ai piani di segatura perpendicolari ai tre assi quaternari.
In questo caso la punta dell'ottaedro viene eliminata in un sol pezzo, in modo che potrà poi essere riutilizzata per ottenere un secondo esemplare, naturalmente di dimensioni inferiori.

b) sei direzioni dette "due punti" che corrispondono ai piani di segaggio perpendicolari ai sei assi binari del cristallo.

LA PREFORMAZIONE

La preformazione serve a preparare il diamante grezzo per le successive fasi di sfaccettatura: in pratica, si preforma la cintura. Nel caso quindi di un grezzo da tagliare secondo il classico taglio "a brillante", lo si arrotonda.
Questa fase è comune a vari di tipi di forme, ma è superflua per quelle quadrate o rettangolari, poichè quasi sempre si avvicinano a quelle del grezzo. A titolo informativo ricordiamo che si tratta di un'operazione molto delicata, che si effettua dopo aver fissato il grezzo da preformare su di uno speciale tornio.
Si utilizza un secondo diamante come utensile che, spinto con fermezza e sensibilità dallo specialista contro quello da preformare, provoca microfratture per passaggi successivi.
In questo modo si asporta la quantità di minerale necessaria ad ottenere la forma desiderata.

LA SFACCETTATURA E LA POLITURA

Queste due fasi sono tutto sommato simili e vengono eseguite con lo stesso attrezzo, mediante operazioni successive.
Fissato il grezzo su di una pinza speciale (in gergo, il "dop") si ricava la tavola per abrasione su di un disco di ghisa. Il disco, ruotante a circa 3600 giri al minuto, funge da supporto meccanico per la polvere di diamante agglutinata con olio di cui è cosparso e che è la vera artefice del taglio stesso.
Con una progressione logica, si sfaccettano sullo stesso attrezzo otto faccette superiori ed otto inferiori, simmetriche fra di loro e rispetto alla cintura.
In gergo, si procede cioè alla "messa in croce".
Infine, con lo stesso ordine di sequenze operative si ricavano le ultime quaranta faccette, che compongono il classico taglio "a brillante".
Ora, l'ultima operazione da compiere è la lucidatura dell'esemplare in lavorazione che, di solito, presenta ancora solchi superficiali, abrasioni varie, leggere opacità (da surriscaldamento) e, eventualmente, anche un non perfetto allineamento delle faccette..
Per tagli diversi dal classico "a brillante" si procede in maniera analoga, pur se il numero delle faccette e gli schemi, almeno dal punto di vista dell'impostazione geometrica, possono essere diversi.

EVOLUZIONE STORICA DEL TAGLIO BRILLANTE ROTONDO

Nel diamante, il termine taglio sta ad indicare l'insieme delle fasi di lavorazione volte ad ottenere una gemma sfaccettata da un cristallo grezzo.
In India, l'unico paese che nell'antichità era il produttore di diamanti per antonomasia, venivano apprezzati i cristalli grezzi di buona simmetria, soprattutto se di forma ottaedrica o rombododecaedrica.
Poichè le pietre con queste caratteristiche erano veramente rare, a partire dal XIV secolo venne introdotta una prima, rudimentale tecnica di lavorazione che si limitava a lucidare le facce dei cristalli al fine di renderli più simmetrici e lucenti, anche se presso certe culture (soprattutto orientali) la superstizione portasse a credere che il diamante modificato dall'uomo avrebbe perso i suoi poteri magici.
Solo a partire dal XV secolo vennero realizzati tagli in cui non era più evidente la forma originaria del cristallo: secondo la tradizione, uno dei primi a metterlo in atto sarebbe stato Lodewiyk Van Bercuem di Bruges, in Belgio.
Da questi primi tentativi (in cui ci si accontentava di lucidare, oltre alla tavola, le facce originali dell'ottaedro aggiungendone poi altre orientate a 45° rispetto alle prime) ai tagli moderni il cammino è stato lungo e non privo di difficoltà.
La soluzione dei vari problemi, superati in momenti successivi, è dovuta quindi all'affinarsi delle tecnologie unite al progresso di quelle capacità umane volte ad applicare con sempre maggior rigore le conoscenze delle leggi dell'ottica nel frattempo acquisite.
Da allora, attraverso il taglio 8/8 ("huit-huit") che presentava un contorno ottagonale, per arrivare ai giorni nostri si è percorsa una leggera ma progressiva evoluzione mirante soprattutto ad arrotondarne la forma e ad esaltarne precise caratteristiche fisico-ottiche.
Se fino a quel momento il taglio non produceva gemme dall'aspetto particolarmente vivace, con l'avvento del taglio Mazarino (che secondo la leggenda fu richiesto dall'omonimo cardinale), si aggiunsero alcune faccette nella parte superiore e inferiore, con conseguente aumento della lucentezza delle pietre.
Successivamente Peruzzi, un lapidario veneziano, creò un nuovo taglio ancora più brillante, denominato taglio a brillante triplo, taglio triplo, o più comunemente, taglio Peruzzi.
A partire dal 1725, con la scoperta di giacimenti diamantiferi in Brasile e la conseguente (relativa) abbondanza di grezzo sul mercato, compaiono con discreto successo due nuovi tagli: il brasiliano e il Lisbona, che rappresentano un'evoluzione dei precedenti.
In epoca ancora successiva, verso la fine del XVIII secolo, vennero introdotti nel commercio due tagli completamente diversi tra di loro, ma che avevano in comune lo scopo di meglio coniugare lo sfruttamento del grezzo con una buona brillantezza: questi vengono oggi denominati, rispettivamente, il taglio vecchia miniera e il taglio antico europeo.
Il primo dei due, dal caratteristico profilo stretto ed alto, era ottenuto da un solo esemplare per ogni grezzo di ottaedro, mentre il secondo risultava pi largo e meno profondo in conseguenza del tentativo di ricavare due pietre dallo stesso tipo di grezzo.
E' interessante notare come, per entrambi questi tagli, l'evoluzione, avvenuta nel corso degli anni, sia evidenziata dalla loro forma via via più rotonda e quindi con un miglioramento della simmetria, a scapito del peso.
Si possono incontrare ancora oggi, e con una certa frequenza, diamanti caratterizzati da questi due tagli nei classici gioielli dell'800 e dei primi anni del '900.
Infine, tra il 1914 e il 1919 Marcel Tolkowsky compì approfonditi studi teorici in base ai quali (nella famosa pubblicazione "diamond design") fornì valori precisi sulle proporzioni ottimali in funzione di una resa ottica ideale.
Il diametro della tavola, l'altezza della corona, l'altezza del padiglione e l?altezza totale saranno quindi perfettamente confrontabili con tabelle di riferimento universali, indipendentemente dalle dimensioni del diamante in esame.
Questo taglio è ancor'oggi denominato taglio Tolkowsky o taglio Ideale Americano.
Numerosi tagliatori europei, soprattutto di Anversa e di Amsterdam, allora principali centri di lavorazione del diamante, cercarono nel frattempo di ottenere, con tentativi più empirici che teorici, il miglior risultato possibile in brillantezza e dispersione ricercando nel contempo uno sfruttamento maggiore del grezzo.
I diamanti tagliati con i valori di proporzioni così ottenuti presentavano, di fatto, lievi differenze con il taglio Tolkowsky e vennero ben presto commercializzati in Europa con definizioni varie quali ad es.: taglio Moderno Europeo, taglio Anversa e taglio Amsterdam.
Gli Stati Uniti preferirono invece privilegiare nella loro area di influenza commerciale i diamanti che avevano come taglio di riferimento quello Tolkowsky, tanto da giustificarne il nome di taglio Ideale Americano.

NOMENCLATURA DEL TAGLIO BRILLANTE ROTONDO

Generalmente, nel taglio delle gemme sfaccettate si distinguono cinque elementi fondamentali:

a ) la tavola, che corrisponde normalmente alla superficie più estesa di una gemma sfaccettata;

b ) la corona, l'insieme di faccette poste sulla parte superiore della gemma;

c ) la cintura, che delimita la parte superiore da quella inferiore;

d ) il padiglione, cioè l'insieme delle faccette poste sulla parte inferiore;

e ) l'apice o tavola inferiore.

Nella descrizione di un diamante è necessario definire: la forma, cioè la proiezione della cintura su un piano parallelo alla tavola, (forma rotonda, ovale, ottagonale, eccetera); ed il taglio, cioè il numero, la disposizione e la forma delle faccette in relazione alla corona e al padiglione (taglio a brillante, taglio a gradini, taglio barion, ecc.).

TAGLI PRINCIPALI

I diamanti sono sfaccettati secondo tagli e forme diverse, per cui si è soliti suddividerli in gruppi caratterizzati ciascuno da un tipo di taglio.
I tagli fondamentali sono: il taglio a brillante, il taglio a gradini (step) e il taglio a rosa.

TAGLIO A BRILLANTE

Il taglio a brillante è formato da 58 faccette (33 + 25): 33 sono le faccette della corona e 25 quelle del padiglione.
Come già accennato, l'evoluzione del taglio a brillante ha inizio con Peruzzi e passa attraverso lo studio di M. Tolkowsky che ne teorizzò il taglio ideale, per arrivare fino ai giorni nostri e registrare le proposte via via comparse nelle diverse zone geografiche e, soprattutto, politiche.
Variazioni del taglio a brillante che implicano un numero maggiore di faccette sono: il taglio "XX secolo" (Jubilèe) composto da 80 faccette, il taglio "king" formato da 86 faccette, il taglio "Magna" con 102 faccette ed il taglio "Royal" formato da 144 faccette.
Utilizzando come base di riferimento il classico taglio a brillante rotondo si possono realizzare tagli con forme quali l'ovale, la marquise o navette, la goccia o pera ed infine la forma a cuore.
Se invece, pur mantenendo lo stesso aspetto e la stessa impostazione geometrica di base, vengono a mancare (o, addirittura, aggiunte) una o più delle faccette previste nel taglio a brillante, questo tipo di taglio dovrebbe essere denominato, secondo le recenti normative U.N.I, taglio a brillante modificato.

TAGLIO A GRADINI

Appartengono a questo tipo il taglio di forma rettangolare ad angoli tronchi (o taglio smeraldo), il taglio di forma quadrata (taglio carrè), il taglio di forma rettangolare (taglio baguette), il taglio di forma trapezioidale (taglio tapered) e altri. Il numero delle faccette varia al variare delle dimensioni della pietra e la maggior parte di questi tagli, con dovute eccezioni (taglio smeraldo), sono appropriati per diamanti grezzi piatti e/o di piccole dimensioni.

TAGLIO A ROSA

Il taglio a rosa è caratterizzato dalla sfaccettatura della sola corona ed ha, di conseguenza, il padiglione formato da una sola faccetta.
Ricordiamo tra i più noti il taglio a rosa d'Olanda (24 + 1), il taglio a rosa a sei faccette (6 + 1) ed il taglio a rosa a tre faccette (3 + 1).
Fa eccezione il taglio a doppia rosa d'Olanda (24 + 24), che ha la corona ed il padiglione entrambi sfaccettati.

TAGLI DIVERSI

In questi ultimi anni sono apparsi sul mercato nuovi tagli atti soprattutto a valorizzare la brillantezza di diamanti non di forma rotonda. Ci riferiamo ai tagli barion, princess e radiant.

a) Taglio Barion:
forma rettangolare ad angoli tronchi

b) Taglio Princess:
forma rettangolare ad angoli tronchi

c) Taglio Radiant:
forma rettangolare ad angoli tronchi

Esistono inoltre tipi di taglio molto rari, ispirati e condizionati nella maggior parte dei casi dalla forma del grezzo. Per completezza dell'argomento li citiamo come curiosità: il taglio briolette ed il taglio rondelle.
Per ultimo è opportuno citare diamanti con tagli estremamente particolari, che però hanno una scarsa diffusione in commercio. Queste fantasie hanno avuto origine dal desiderio di mettere in evidenza il colore (eventualmente) presente nel cristallo.
Ci riferiamo ai vari Zinnia, Sunflower, Fire-Rose, Marigold e Dahlia, disegnati da Gabi Tolkowsky, noto tagliatore in Anversa e nipote del più famoso Marcel.

TAGLIO DELLE PIETRE DI COLORE

Se l'arte del taglio dei diamanti ha iniziato ad avere un rilievo significativo solo dopo il XV° secolo, quella delle pietre di colore si perde addirittura nelle nebbie della preistoria.
Probabilmente, il primo incentivo alla lucidatura di certi minerali fu suggerito dalla natura all'uomo, attraverso il confronto fra ben formati e lucenti cristalli con ciottoli alluvionali certo meno appetibili ma, potenzialmente, altrettanto attraenti per trasparenza e colore.
Non che il cammino sia stato meno incerto, perchè a lungo ci si limitò a lucidare o ad evidenziare superfici naturali, privilegiando la massa al disopra di ogni altra considerazione. Ma almeno questo contribuì a creare quell'aura di interesse universale che ancor'oggi accomuna le pietre preziose.
Il primo taglio in assoluto a contraddistinguere le pietre di colore fu il taglio a cabochon, tanto a superficie convessa con base piana (di gran lunga la più comune) quanto nella versione a doppio cabochon, con una delle superfici con curvatura più accentuata.
La forma ovale, naturalmente, è la più diffusa, ma bisogna ricordare anche quelle rotonde, ovaloidi eccetera. Questo taglio che è consueto con ogni tipo di gemma, ivi compresi i materiali organici (ambre, coralli, ecc.), non è realizzabile nel diamante, per l'impossibilità di avere a disposizione abrasivi adatti in funzione dell'enorme durezza di questo minerale.
La maggior parte degli esemplari che presentano una buona trasparenza viene, di solito, sfaccettata con finalità del tutto simili a quelle del taglio dei diamanti.
Le simmetrie della gemma, che nel diamante sono estremamente rigide e, ai fini dei risultati, condizionanti, nelle pietre di colore assumono tolleranze più ampie, lasciando spazi considerevoli alla libertà del tagliatore.
Questi potrà così privilegiare di volta in volta il colore, la massa e la forma del grezzo e, perchè no, anche le richieste della moda del momento, allo scopo di ottenere l'esemplare con il maggior valore aggiunto possibile.
Attenzione, però, che se la tecnica appare simile, le tecnologie in uso per il taglio del diamante differiscono totalmente da quelle utilizzate per tutte le altre gemme: questo spiega la netta suddivisione fra le categorie dei lapidari da una parte, e dei tagliatori di diamanti dall'altra.
Se le aree storicamente deputate a questi due mondi, per affinità tendono a sovrapporsi, non così la professionalità degli addetti che, di solito, passano tutta la vita dedicandosi ad uno solo dei due settori: sensibilità operative, attrezzature e tempi di lavorazione sono e (probabilmente) rimarranno, completamente diversi.

IL TAGLIO DEI CORINDONI

I corindoni sono gemme molto solide, hanno un'alta durezza e di solito non presentano piani di sfaldatura. Nel posizionare la direzione della tavola il tagliatore deve inoltre tenere ben presente il dicroismo, cioè le direzioni secondo le quali l'esemplare tagliato presenterà i colori più piacevoli.
La forma di taglio più ricorrente è quella ovale poichè permette di sfruttare meglio il grezzo che, come visto in precedenza, ha solitamente una forma a "botticella".
Spesso vengono utilizzati anche i tagli a cabochon, che permettono di mascherare le inclusioni quando sono abbondanti e soprattutto visibili a occhio nudo, oppure di realizzare esemplari gradevoli anche da grezzi di basso pregio perchè di tipo massivo (non trasparenti) per monili e collane.
Infine, il taglio a cabochon è l'unico adatto ad evidenziare l'asterismo, un gradevole fenomeno ottico dovuto, nella maggior parte dei casi, a inclusioni aghiformi di rutilo isorientate.
Il grezzo di buona qualità è difficilmente reperibile, in Italia, e a volte il tagliatore deve ricorrere al ritaglio di gemme già sfaccettate in precedenza nei luoghi d'origine, ma secondo geometrie approssimate o addirittura casuali.
Non dimentichiamo che, ancora oggi, troppi produttori tengono in grande considerazione soprattutto la dimensione della gemma, ancor prima ed ancor più della sua bellezza in termini di brillantezza, vivacità ed uniformità di colore.
Il nuovo ritaglio risulta comunque un'operazione rischiosa se affrontata con superficialità e una certa approssimazione tecnica, poichè il colore delle gemme (soprattutto negli zaffiri provenienti da Ceylon) è sovente concentrato in zone abbastanza limitate e per di più, molto vicine alla superficie dell'esemplare.
Sta all'abilità del tagliatore, magari aiutato dalla consulenza di un gemmologo, individuarle e di conseguenza n o n eliminarle nel tentativo di rendere il taglio più simmetrico.
Tecnicamente, i dischi usati più comunemente per il taglio sono quelli diamantati.
Per la lucidatura sono consigliabili dischi di rame, stagno o ceramica leggermente umidificata con acqua, ai quali viene aggiunta polvere di diamante agglutinata solitamente con olio.
Per la lucidatura dei cabochon è consigliabile usare un disco in legno, sempre sfruttando l'azione abrasiva di polveri di diamante a grana adatta. La velocità di rotazione dei dischi può variare dai 1000 ai 1500 giri/minuto, su banchi assolutamente privi di vibrazioni parassite.
Si può lucidare anche a secco, naturalmente, a patto di immergere con frequenza la gemma in acqua.
Gli angoli di taglio più adatti per evidenziare al meglio le proprietà ottiche di questa importante famiglia sono, rispettivamente: basso 42°, alto 40°, mentre l'angolo critico è pari a 35° 1/2.

IL TAGLIO DEI BERILLI

Il taglio più usato è quello che negli anni precedenti prendeva il nome di taglio "a smeraldo": oggi, con le Norme U.N.I., è definito taglio a gradini di forma rettangolare a spigoli smussati.
Certamente, questo è il taglio che rende la gemma meno vulnerabile ad eventuali urti. L'orientazione consigliata abitualmente è quella con la tavola superiore parallela all'asse ottico del cristallo originario: ciò non soltanto per sfruttare meglio il grezzo ed ottenere pietre di dimensioni maggiori, ma anche perchè, nei berilli, di solito la saturazione di colore più apprezzabile è la risultante della miscela dei (due) colori provenienti dalle direzioni dei due raggi, quello ordinario e quello straordinario.
Si possono trovare berilli con tagli diversi, ad esempio taglio misto con forma ovale o a goccia.
Il berillo, già fragile per sua natura, nella varietà più pregiata che è lo smeraldo, sovente presenta anche fratture interne che lo rendono ancora più sensibile agli urti ed agli sbalzi termici.
Gli angoli di taglio più adatti per evidenziare al meglio le proprietà ottiche di questa importante famiglia sono, rispettivamente: basso 43°, alto 42°, mentre l'angolo critico è pari a 37° 1/2.
I dischi più usati per la lucidatura sono di stagno, di piombo e di cuoio, abitualmente impregnati con polveri composte da ossidi di stagno, alluminio e cerio.
La velocità di rotazione dei dischi è relativamente bassa, per la fragilità del materiale, e varia fra i 500 ed i 1.000 giri al minuto.
Nel caso il minerale presentasse un eccesso di inclusioni o inomogeneità, si ricorre al taglio a cabochon, taglio adottato anche per gli smeraldi "Trapiche" dalla classica croce a sei bracci, nonchè per le acquemarine con il piacevole fenomeno del gatteggiamento.
Si ricorre infine all'arte della glittica, cioè dell'incisione e dell'intaglio, quando il materiale è solo traslucido e pertanto privo di relativo pregio.
Il minerale di scarto del taglio può essere infine utilizzato per il recupero del berillio, sia per l'industria metallurgica, sia per la produzione di smeraldi sintetici.

IL TAGLIO DELLE GEMME ALTERNATIVE

Il taglio delle gemme alternative non è dissimile, come principio, da quello dei berilli e dei corindoni; comunque lo scopo è quello di ottenere soggetti di pregevole aspetto, possibilmente con il miglior sfruttamento del grezzo di partenza.
Anche le modalità sono del tutto analoghe, differendo solo in considerazione delle diverse durezze che presentano i vari soggetti, per la scelta più appropriata di dischi e polveri adatte.
Le prime considerazioni riguardano comunque l'aspetto cristallografico, nonchè l'eventuale presenza di pleocroismo: la forma esteriore (l'abito cristallino) del grezzo sarà l'elemento di scelta più condizionante, dovendo decidere la forma finale della gemma.
E' evidente che per un grezzo "a botticella" sarà preferita una forma ovale, mentre forme prismatiche allungate (v. il grezzo di tormalina), la forma ideale sarà certo quella rettangolare.
Quanto sopra, in ogni caso, dovrà tenere in debito conto il pleocroismo, visto che in numerosi casi la posizione della tavola sarà fortemente condizionata dalla direzione secondo la quale il cristallo presenta l'aspetto cromatico più gradevole.
L'ultima caratteristica, ma non certo la meno importante, da considerare nel taglio è l'indice di rifrazione del cristallo, valore a cui sono riconducibili i calcoli all'origine di precisi valori: l'angolo limite e gli angoli critici di corona e di padiglione.
E, per completare l'iter operativo, il tagliatore dovrà necessariamente considerare anche, quando presente, la direzione dei piani di clivaggio (o sfaldatura), per evitare un'indesiderata suddivisione del cristallo in fase di lucidatura.
Tutte queste nozioni sono comunque consuete nel mondo dei tagliatori, pur se ogni artista ha propri segreti nella preferenza di dischi da taglio e di polveri per lucidare, magari da utilizzare secondo procedure gelosamente custodite: viceversa, i concetti di angolo limite e di angolo critico della corona sono troppo spesso ignorati in modo pressochè totale.
Questo spiega la scarsa qualità ottica di molte gemme provenienti da paesi lontani, ove il solo criterio operativo, o almeno il principale, considera innanzitutto la dimensione finale ottenibile da qualsiasi tipo di grezzo.
Ciò spiega, per conseguenza, tanto lo scarso valore commerciale di campioni dal taglio casuale, quanto la necessità, almeno per gli esemplari più pregiati, di un nuovo ritaglio secondo le principali leggi dell'ottica.

IL TAGLIO DELLE GEMME MASSIVE

Con il nome di gemme massive si raggruppano gli esemplari costituiti da minerali opachi o traslucidi.
La forma più adatta è sicuramente quella a cabochon, forma comunemente usata anche per altri cristalli quando si voglia mascherare la presenza di numerose inclusioni visibili, oppure evidenziare piacevoli fenomeni quali il gatteggiamento e l'asterismo.
L'impiego più estensivo rimane quello della produzione di sfere per collane, uso che ne ha decretato la diffusione a livello mondiale; non è raro comunque trovare nell'oggettistica pregevoli manufatti realizzati con questi materiali, per anni chiamati (impropriamente) "pietre dure".
La maggior parte di questi materiali, presentando durezze comprese, di solito, fra 5 e 7 della scala di Mohs e possedendo una buona tenacità, sono particolarmente adatti ad un impiego nell'arte della glittica.
Per quanto riguarda il taglio dei materiali organici, sarà sufficiente precisare che la perla non subisce alcuna operazione, a parte la foratura e, quando necessario, in corrispondenza di un grossolano difetto superficiale può essere effettuata una consistente spianatura (perle 3/4).
L'avorio si presta soprattutto a lavori di incisione e scultura, mentre l'ambra, per la sua consistenza particolarmente bassa, è lavorabile senza difficoltà con gli strumenti più semplici, prima della lucidatura finale.
Ben altre considerazioni merita invece la lavorazione del corallo, i cui segreti sono tradizione ormai secolare di particolari aree geografiche.
L?arte del tagliatore, innanzitutto, è vincolata (e nello stesso tempo stimolata) dalle forme e dalle dimensioni del materiale di partenza, anche se non sono rari gli oggetti realizzati assemblando più pezzi.


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