La fabbrica del gioiello. Gemme massive
     
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Gemme massive

Denominazione finalmente corretta di tutte quelle gemme che, tradizionalmente, sono sempre state chiamate "pietre dure", con evidente errore sia dal punto di vista tecnico (quelle di maggiore durezza sono i diamanti ed i corindoni!), che da quello merceologico, perchè questo termine risulta riduttivo e, sovente, fuorviante.
L'errore è stato persino avallato da denominazioni ufficiali, utilizzate per esempio da camere di commercio (!) ed istituti vari, purtroppo anche statali, per indicare corsi didattici a queste dedicati!
Queste sostanze sono invece caratterizzate da una durezza relativamente bassa, da una buona tenacità, da un aspetto (di solito) da traslucido a opaco e, dal punto di vista strutturale, sono quasi sempre delle cristallizzazioni a volte anche di minerali diversi in ammassi micro cristallini.
Date queste premesse, è evidente come sotto tale denominazione si potrebbero comprendere un'infinità di materiali, ivi comprese le rocce: da ciò consegue l'impossibilità di definire un confine preciso fra questi aggregati e le rocce propriamente dette.
Nel testo, che vuole essere solo una finestra su questi meravigliosi doni della natura, ci limiteremo quindi a citare quelle più interessanti dal punto di vista gemmologico, o più usate in gioielleria.

QUARZO MICROCRISTALLINO

Le varietà microcristalline, o policristalline, del quarzo sono costituite da un aggregato di cristalli piccolissimi (di dimensioni sub-microscopiche) e sono tra le gemme massive più usate nel variegato mondo della gioielleria.
Possiedono di solito indici di rifrazione e densità leggermente più bassi rispetto a quelli del quarzo trasparente, il cui termine corretto è monocristallino o macrocristallino.
La varietà più importante di questo gruppo è certamente il calcedonio propriamente detto, che si presenta abitualmente da semi trasparente a traslucido e, se non trattato, con un colore che spazia dal grigio, grigio-azzurro fino al bianco. Da tempo l'industria ha però la consuetudine di trattarlo con coloranti appropriati e il calcedonio viene tinto nei colori più svariati, con effetti cromatici molto interessanti.
Sotto-varietà importante del calcedonio è l'agata, dalla caratteristica stratificazione curvilinea e abbastanza irregolare, nonchè da una grana particolare che varia la sua trasparenza dall'interno (del geode di formazione) verso l'esterno: questa caratteristica è anche il motivo che vede l'agata come materiale particolarmente adatto alle tinture colorate cui viene abitualmente sottoposta, con risultati cromatici particolarmente felici.
Da citare anche la varietà "agata muschiata" di colore bianco o grigio, con caratteristiche inclusioni dendritiche di colore verde-scuro o nero, dal bellissimo aspetto di "arborescenze" pietrificate. L'agata di fuoco completa il ventaglio con una struttura a bande ben differenziate e con una iridescenza caratteristica dovuta alla presenza di sottili strati rosso-arancio di goethite.
Sotto la denominazione di onice invece si identifica abitualmente un calcedonio tinto di nero, attraversato da bande rettilinee di colore bianco.

Tipico poi il colore rosso-arancio della corniola, mentre la sarda ha una colorazione più cupa, tendente al rosso-bruno e la sardonice mostra un colore rosso-bruno alternato a bande di colore bianco.
Un'altra varietà particolarmente bella è il crisoprasio, dal brillante colore verde-mela che può sfumare fino ad un verde giallognolo: minerale particolarmente adatto sia per uso ornamentale che per gioielleria, non è tuttavia sufficientemente conosciuto nè adeguatamente valorizzato, tanto che viene sovente confuso con il meno nobile calcedonio tinto di verde, pur se quest'ultimo presenta una saturazione di colore tendente al grigio e, comunque, certo meno brillante.
Non è raro il caso di oggetti in crisoprasio che sono stati ritenuti di giada, anche da operatori con notevole anzianità di servizio!
Nei quarzi ci sarebbe materia per un intero libro, per cui è stato necessario limitare l'elenco delle varietà disponibili a quelle più note, che per tradizione si incontrano con buona frequenza sugli oggetti più disparati.
Per concludere aggiungeremo quindi solo la famiglia dei diaspri, sempre opachi e con i colori più diversi, tra i quali citiamo il giallo, il bruno, il verde scuro e il rosso, non di rado combinati fra loro (es. tipico il diaspro sanguigno, di colore verde scuro con macchie di colore rosso-bruno).

GIADE

Con questo termine commercialmente si designano sia la giadeite che la nefrite: sostanze distinte che appartengono a due gruppi di minerali fra loro completamente diversi, i quali hanno in comune solo una vaga somiglianza estetica.

GIADA GIADEITE

Questa gemma chimicamente è un silicato di sodio e alluminio e, dal punto di vista mineralogico, un pirosseno; di solito si presenta con aspetto che va da traslucido a opaco, in microcristalli aggregati. La dimensione di questi cristalli varia, da piccoli individui difficilmente visibili solo con la lente, fino a campioni più grandi.
Quando è in forma massiva presenta un'ottima tenacità, un lustro vitreo e una frattura granulare o scheggiosa. La si incontra in una gamma di colori molto ampia che va dal viola chiaro "giada lavanda", al giallo, al giallo verdastro, all'arancio, al bruno; ma è sicuramente la varietà di colore verde intenso (commercialmente conosciuta col nome di "giada imperiale") la più conosciuta e la più apprezzata.
La durezza è di circa 6, la densità si aggira su 3,30 e l'indice di rifrazione è di circa 1,650. La si può ritrovare sia in giacimenti primari (rocce metamorfiche), sia in giacimenti secondari (depositi alluvionali). E' conosciuta fin dai tempi antichi, sia dalle popolazioni orientali (cinesi e giapponesi), sia da quelle dell'America centrale (Maya, Atzechi ed altri).
I giacimenti più importanti sono sicuramente quelli situati in Birmania e in Guatemala; altre località di ritrovamento, di minor importanza, sono il Giappone, il Messico, la California e la Russia.
La giadeite possiede una sonorità cristallina così melodiosa che è usata, se tagliata a forma di elle in diverse dimensioni, per ottenere le varie note per l'accordo degli strumenti musicali.
Come gemma viene tagliata soprattutto in sfere e a cabochon, ma l'uso primario è quello della fabbricazione di statuette, bracciali, pendenti e altri oggetti ornamentali.

GIADA NEFRITE

Il termine nefrite deriva da una parola greca che significa reni, poichè gli antichi pensavano che con questo cristallo si potessero guarire i mali del rene. La nefrite fa parte della famiglia degli anfiboli e, dal punto di vista chimico, è un silicato basico di magnesio, calcio e ferro.
Spesso confusa con la più rinomata giadeite, ha un aspetto da traslucido a opaco e il suo colore varia dal bianco crema al bianco grigio, al grigio scuro, al giallo brunastro.
Comprese naturalmente tutte le tonalità del verde (dovuto alla componente chimica del ferro), dal verde giallo, al verde scuro, pur senza raggiungere mai la splendida tonalità della "giada imperiale".
I cristalli fibrosi strettamente uniti tra di loro, conferiscono a questo minerale un tipico effetto feltro, un'altissima tenacità, un lustro vitreo e una frattura scheggiosa. La durezza di questa gemma varia da 6 a 6,5, la densità è compresa fra 2,90 e 3,00 e il suo indice di rifrazione oscilla da 1,600 a 1,630.
Conosciuta fin dai tempi antichi, era molto diffusa in Cina, ove veniva usata tanto per realizzare oggetti sacri quanto per testimoniare potere e prestigio
dei mandarini.
Come la giadeite la nefrite viene soprattutto usata per la produzione di sfere per collane, gemme a cabochon, statuette, ciondoli e oggetti ornamentali.
Più diffusa della giadeite, la si rinviene negli stessi tipi di giacimenti.
I più importanti sono quelli della Cina (nel Turkestan orientale), in Siberia e negli Stati Uniti, nella Nuova Zelanda e in Australia. Giacimenti di minor importanza si hanno anche in Europa, e più precisamente nelle Alpi Svizzere, in Germania e in Italia (val Malenco e appenino ligure).

MATERIALI SIMILI ALLE GIADE

Numerose sono le sostanze di color verde con un aspetto da traslucido a opaco che possono essere confuse con la nefrite e la giadeite.
Tra le più comuni si possono evidenziare il calcedonio tinto, il crisoprasio verde mela, il serpentino, i diaspri verdi, la prehnite, la vesuvianite massiva, il quarzo avventurina, nonchè un prodotto artificiale denominato Victoria Stone.

LAPISLAZZULI

Il lapislazzuli non è un cristallo unico ma una specie di roccia composta da quattro feldspatoidi che sono la lazulite, che è il componente principale e che d'un aspetto blu omogeneo, l'hauyna, la sodalite e la noseana.
Nei lapislazzuli sono presenti anche minerali diversi, quali la calcite, la pirite, la mica e l'orneblenda. Questo materiale ha una lucentezza cerea, non presenta sfaldatura ed ha una frattura da assente a granulare.
Essendo un aggregato di sostanze diverse, questa sostanza ha una densità che varia da 2,10 a 2,80 in funzione delle proporzioni di pirite e calcite presenti e inoltre il suo indice di rifrazione, basso, è di circa 1,50.
La gemma può presentare una colorazione blu più o meno intensa e con punteggiature "color oro" costituite da pirite, mentre le zone biancastre evidenziano la presenza di calcite.
Il lapislazzuli è sempre opaco ma, se ben lucidato, a volte può mostrare zone traslucide. Il materiale più apprezzato è quello di un omogeneo colore blu intenso, con lievi punteggiature brillanti di un bel giallo metallico.
Allo zolfo si deve la colorazione bluastra, nonchè la sensibilità al riscaldamento: il calore potrebbe infatti causare la perdita (irreversibile) del colore o, addirittura, la fusione della gemma stessa.
Il nome lapislazzuli deriva dall'unione di due termini, uno latino e uno persiano, il cui significato è "pietra azzurra". Questo gradevole minerale era conosciuto già in epoche remote, e resti di oggetti fabbricati in lapislazzuli risalgono ai ritrovamenti nella città di Ur e nei palazzi del Re Persiano Dario il Grande (500 a.C). Inoltre, le colonne della cattedrale di San Isacco a San Pietroburgo sono ricoperte di lapislazzuli.
Tenuti in gran considerazione, venivano loro attribuite numerose proprietà magiche e taumaturgiche: considerati un potente afrodisiaco ai tempi dell'antica Roma, nel Medioevo erano un reputato antidoto contro le febbri e le a ffezioni agli occhi. La polvere di lapislazzuli, inoltre, serviva in pittura per la composizione del colore "blu oltremare": un colore, è il caso di dirlo, davvero "prezioso"!
Questo minerale può essere confuso con la sodalite che solitamente è più violacea, l'azzurrite, il diaspro tinto, (erroneamente denominato "lapis tedesco" o "lapis svizzero"), lo spinello sintetico massivo. Notevole anche la produzione di imitazioni in vetro artificiale, magari addizionato con piccoli frammenti di rame a forma triangolare imitanti i cristalli di pirite.
Esiste anche un prodotto della Ditta Gilson che possiede caratteristiche fisiche molto simili, che viene messo in commercio con il nome erroneo di lapis sintetico.
Non si conoscono particolari tipi di trattamenti su questa gemma: ricordiamo quindi la tintura (quasi sempre con anilina) per rafforzare il colore di campioni tenui, o l'uso di paraffine sia incolori che colorate allo scopo di nascondere le fessure, migliorarne l'aspetto della politura e rafforzarne il colore. Il lapislazzuli si trova in rocce metamorfiche di composizione calcarea associato a pirite e calcite.
La zona di provenienza più importante, sia dal punto di vista storico sia da quello del materiale estratto, è l'Afghanistan, paese produttore per eccellenza che era conosciuto già 6000 anni addietro. Altri giacimenti di minor importanza si trovano negli Stati Uniti (California e Colorado), Canada e Siberia. Meno apprezzato perchè più pallido di colore e con inclusioni più evidenti di pirite e calcite quello proveniente dal Cile, anche se giungono notizie di ritrovamenti recenti di ottima qualità, nella cordigliera delle Ande verso il confine con l'Argentina.

SODALITE

La sodalite è un silicato di alluminio, sodio e cloro; è uno dei minerali che costituiscono il lapislazzuli, e la si rinviene anche in ammassi compatti.
Manifesta una lucentezza da vitrea a cerea e la frattura (quando presente) è concoide. Di solito si presenta con aspetto opaco e il suo colore varia da un blu scuro a un blu viola, intercalato sovente da venature biancastre.
Ha una durezza che varia da 5,5 a 6, una densità fra 2,13 e 2,30 e un indice di rifrazione piuttosto basso (da 1,48 a 1,49 circa).
Le altre colorazioni (che vanno dal giallo, al grigio, al verde, al rosa) sono rare e quasi mai usate in gioielleria. Viene principalmente utilizzata per la fabbricazione di scatole, statuette e oggetti ornamentali, ma anche tagliata a superficie curva e in sfere destinate a collane e bracciali.
Viene confusa con il lapislazzuli, materiale ben più importante dal punto di vista commerciale, mentre l'azzurrite, il diaspro tinto, la lazzulite sono altre sostanze con le quali può essere confusa. La sodalite teme il calore poichè perde il suo colore con il riscaldamento; pratica abituale sono le tinture ed i trattamenti con paraffina per nascondere le irregolarità della superficie.
I principali giacimenti si trovano in Brasile, Bolivia (importanti anche dal punto di vista storico), Canada, Namibia e negli Stati Uniti.

RODOCROSITE

Gemma di colore rosa (da cui deriva il nome) in varie tonalità, con bande frastagliate chiare e scure, si presenta raramente in cristalli, quasi sempre in aggregati compatti e fibrosi. E' un carbonato di manganese ed ha una lucentezza che va da vitrea a sericea. E' un materiale abbastanza tenero (durezza 4), con una densità che varia da 3,50 a 3,65 e un indice di rifrazione compreso fra 1,600 e 1,820.
Allo stato massivo denota una certa somiglianza con la rodonite e la dolomite rosa, mentre quando è trasparente potrebbe essere confusa con alcune rubelliti.
E' stata introdotta in gioielleria appena dopo la seconda guerra mondiale, ma non si è dimostrata di largo impiego perchè troppo delicata e fragile. La rodocrosite è attaccata dall'acido cloridrico (HCl) e reagisce con effervescenza prolungata.
I giacimenti primari di qualità apprezzabile si trovano in Argentina (vicino a Saint Louis, ad Est di Mendoza). Altri giacimenti di rilievo sono quelli del Colorado (U.S.A.), dell'Africa del Sud e del Perù, dai quali si estraggono anche cristalli trasparenti. In Europa è estratta in piccole quantità in Spagna e in Russia.

RODONITE

La rodonite è un silicato di calcio e manganese che in natura si trova sovente in masse granulari con aspetto microcristallino. Quasi sempre opaca, si presenta con colori che vanno dal rosso rosato, al rosso bruno alternati con zone nere.
Ha una durezza variabile da 5,5 a 6,5 e una densità compresa da 3,55 a 3,75;
l'indice di rifrazione è sufficientemente alto, circa 1,730, e mostra lucentezza vitrea, nei campioni accuratamente politi.
I giacimenti più importanti sono quelli di origine idrotermale della Russia (Urali), degli Stati Uniti, della Svezia, dell'Africa del Sud e dell'Australia.
La rodonite viene usata in gioielleria con taglio a cabochon oppure sotto forma di sfere per collane; talvolta vengono fatti oggetti d'arte quali statuette e soprammobili.
E' intaccata dall'acido cloridrico (HCl), anche se molto lentamente. Può essere confusa con la rodocrosite.

MALACHITE

In genere si trova in masse a struttura concrezionale, formate da aggregati di minuscoli cristalli, spesso aciculari. Di colore verde, deve il nome al greco "Malack" che significa malva.
E' un carbonato basico di rame caratterizzato da una frattura squamosa e radiale, ed è di solito opaca. Con densità di poco superiore a 4, ha una lucentezza sericea e durezza compresa fra da 3,5 e 4,5.
Allo stato massivo ha un'indice di rifrazione medio di circa 1,85.
E' uno dei pochi minerali idiocromatici del rame, ed è solubile agli acidi con un'effervescenza ben visibile. La malachite è tagliata, di preferenza, a "cabochon", a sfere o in lastre per oggettistica, ove si incontrano interessanti lavori artigianali come vasi, statuette e posaceneri.
Le più importanti zone di estrazione sono situate nello Zaire (ex Congo Belga - Katanga) e nello Zambia, mentre altri giacimenti di rilievo si trovano negli Urali, in Australia, in Cile, in Rodesia e negli Stati Uniti (Arizona).

TURCHESE

Il suo nome deriva dalla Turchia forse perchè le turchesi vennero portate in Europa dal Sinai attraverso questa nazione. La turchese viene di solito ritrovata in aggregati microcristallini compatti, più o meno porosi, e si presenta in vene di vario spessore, o sotto forma di masse compatte o di incrostazioni.
Di solito queste masse omogenee hanno un aspetto opaco, e sono attraversate da macchie e venature scure. Spesso è associata ad altri minerali come il quarzo, la malachite e l'azzurrite.
Il colore spazia in tutte le tonalità dell'azzurro fino ad un verde blu, verde grigio, e verde giallo, soprattutto se subisce alterazione poichè (come nella malachite) questa saturazione cromatica è dovuta al rame.
La turchese ha una durezza compresa da 5 a 6, un indice di rifrazione che varia da 1,61 a 1,65 e appartiene alla famiglia dei fosfati idrati di rame e alluminio. I valori della densità oscillano in funzione della porosità del minerale, da 2,80 per le qualità migliori (Afghanistan) a 2,45 per quelle più porose (U.S.A., California).
Esposta all'azione degli agenti atmosferici, così come a fonti di calore intenso, o addirittura all'attacco di sostanze chimiche, la turchese si altera con una certa facilità e richiede quindi particolari cautele tanto per la lavorazione, quanto per un'adeguata conservazione.
Tende comunque ad alterarsi per genesi naturale, e non è raro incontrare oggetti ove nel corso degli anni (decenni) il colore sia lentamente virato da un azzurro intenso ad un meno pregiato azzurro verdastro.
Il fenomeno viene tradizionalmente attribuito al turchese di particolari giacimenti, ma chimicamente accomuna l'intera specie: se certi oggetti appaiono meno alterati ciò è dovuto solo ad una maggiore compattezza (e, di conseguenza, a un maggior pregio) del minerale di origine.
Negli ultimi anni sono state messe in commercio considerevoli quantità di turchese non particolarmente pregiato (proveniente sopr attutto dagli U.S.A.) che, per migliorarne l'aspetto, viene regolarmente sottoposto ad un processo di paraffinatura. Il procedimento viene comunque accettato dal commercio, a patto che venga effettuato con paraffina incolore, mentre, se a questa vengono sostituite altre sostanze impregnanti (gel di silice, o indurenti sintetici), siamo in presenza di un vero e proprio trattamento che dovrebbe essere segnalato come tale.
Di ben altra gravità, e merceologicamente ascrivibile alla categoria delle imitazioni, è la polvere di turchese o di altri minerali compattati e cementati in individui di ottimo aspetto, addirittura con venature di falsa roccia madre, che sovente appaiono perfette riproduzioni del minerale naturale.
Con il nome di neolite si raggruppano invece sostanze completamente artificiali, abitualmente realizzate con tipi diversi di sostanze plastiche.
Il minerale più pregiato è particolarmente ricercato per la fabbricazione di oggettistica fine, fa bella mostra di sè anche come pietra ornamentale su anelli, ciondoli e collane le cui tracce si perdono nella notte dei tempi.
Giacimenti: il più importante, almeno dal punto di vista storico, è quello del Sinai, sfruttato fin dai tempi dei faraoni egizi; quelli di Nisaphur, in Persia (Iran) sono viceversa i produttori del materiale più pregiato, oggi molto raro sul mercato.
Interessanti ritrovamenti sono quelli del Tibet, ma i più importanti, oggi sono quelli degli Stati Uniti, almeno per quanto riguarda le quantità estratte.
Arizona, California, Nevada, Colorado e New Mexico vantano la presenza di oltre trecento miniere. Di importanza minore sono poi i giacimenti messicani, cinesi e australiani.

VARISCITE

E' una delle gemme meno conosciute come impiego in gioielleria, ma piuttosto apprezzata dai collezionisti. La si rinviene comunemente in masserelle microcristalline in varie tonalità di verde. Dal punto di vista chimico è un fosfato idrato di alluminio ed è caratterizzato quasi sempre da una lucentezza cerea e da una frattura da assente a scheggiosa.
Presenta una durezza molto bassa (3,5 - 4,5) e così pure la densità, che può variare da 2,20 a 2,60, mentre l'indice di rifrazione si aggira su un valore di circa 1,58.
Difficilmente attaccabile dagli acidi, è infusibile al cannello ossidrico; la variscite può essere confusa con la turchese, soprattutto di bassa qualità, con l'amazzonite, il crisoprasio, la giadeite e il serpentino.
I principali giacimenti sono quelli americani dell'Utah ma la si trova anche in Australia, in Brasile, in Austria e nell'ex Cecoslovacchia.


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