La fabbrica del gioiello. Gemme celebri
     
  Via Pellizzari 29, Valenza (AL) - Telefono +39 0131.928330 Cell.: +39 333 9492192 (anche Viber e WhatsApp)   email: info@lafabbricadelgioiello.com   P. iva 01433210067

 

Iscriviti alla newsletter
Email
Riceverai in tempo
reale le nostre offerte, promozioni, curiosità e novità.


Il nostro punto vendita osserva i seguenti orari:

Dal lunedi al venerdi:
dalle 08:00 alle 18:00

Sabato:
dalle 09:00 alle 17:00



diamantino Home
diamantino Catalogo
      vendita gioielli

diamantino Catalogo Diamanti
      certificati

diamantino Diamanti certific.
      IGI GIA HRD

diamantino Rubini, Smeraldi
     e Zaffiri

diamantino Perle
diamantino Hai un'idea?
diamantino I nostri video
diamantino La nostra storia
diamantino Dicono di noi
diamantino Istruzioni
diamantino F.A.Q.
diamantino Link utili
diamantino Contatti
diamantino Gemmologia
diamantino Mappa del sito
diamantino Glossario

   

Gemme celebri

INTRODUZIONE

Settemila anni di storia testimoniano con ricchezza di eventi l'indissolubile connubio fra gemme e l'evolversi della natura umana.
Le pietre preziose furono, da sempre, uno "status symbol", incontestabile segno di censo e di livello sociale e dovendo riassumere questo concetto in una parola, si potrebbe dire, di potere. Faraoni, imperatori e papi se ne adornarono abitualmente con compiaciuta ostentazione.
Principi, casate nobiliari ed anche ricchi mercanti sfoggiarono gioielli ed insegne tempestate di gemme a testimonianza di valore e di potere o, comunque, di un censo che li elevava al disopra della massa.
Esibire, a volte anche solo vantare il possesso di un esemplare particolarmente raro, bello o prezioso (ma soprattutto unico!) costituì, da sempre, l'ambita meta di molti ma la realtà di pochi: solo di alcuni eletti, tant'è che la loro notorietà, in non pochi casi, si confonde (quando non è interamente dovuta) ai gioielli ed alle gemme di cui furono gli invidiati possessori.
Molti musei, e alcune collezioni private di grande prestigio ci consentono oggi di ammirare con la dovuta attenzione quegli esemplari che paiono provenire dalla notte dei tempi, ma che con la loro sfolgorante bellezza ci danno la prova migliore della durata eterna del loro fulgore.
Se le cognizioni scientifiche hanno data tutto sommato recente, la fama, l'alone di mistero e le propietà taumaturgiche attribuite alle pietre preziose sono invece coetanee alla loro stessa scoperta: gli appassionati di scienze esoteriche avranno di che alimentare ricerche infinite solo documentando le innumerevoli leggende che, nei più diversi campi della vita umana, hanno fatto delle gemme i soggetti principali di un film ove realtà e sogno si mescolano continuamente, senza alcuna soluzione di continuità.
Con questo si spiega la relativa scarsità di libri tecnici sulla gemmologia, a fronte di un'offerta incredibile di testi che dettagliano le proprietà attribuite alle diverse pietre da usare come amuleti, talismani o presidi di medicina alternativa.
Nelle pagine seguenti si è inteso redarre una descrizione, (prima ancora che un elenco) di gemme che hanno raggiunto la notorietà tanto per le loro dimensioni, quanto per rarità o particolare pregio: la loro storia, a nostro avviso, è bagaglio culturale se non necessario, almeno alternativo a quel freddo susseguirsi di date, di guerre e di rivoluzioni che registrano come semplici cronistorie l'evolversi degli umani eventi.

DIAMANTI CELEBRI

La storia dell'uomo è particolarmente ricca di diamanti celebri: ricordarli tutti è un'impresa pressochè impossibile, e ci limiteremo quindi a citare quelli che, con maggiore frequenza, colpiscono la nostra fantasia (e quella dei commercianti).
Un posto di primo piano spetta naturalmente al"Cullinan", un grezzo il cui ritrovamento verificatosi il 26 gennaio 1905 nella miniera Premier in Sud Africa, segnò uno degli eventi più importanti nella storia dei diamanti.
La sua massa era di 3.106 ct (pari a oltre 600 grammi) e sarebbe ancora il diamante (di qualità gemma) più grande che sia mai stato estratto! Usiamo il condizionale perchè un recente ritrovamento nei giacimenti cinesi avrebbe surclassato, e di parecchio, il primato.
Dopo attenti studi finalizzati all'ottenimento di gemme particolarmente attraenti, (e con un occhio di riguardo alla massa), il grezzo fu suddiviso nel 1908 in più gemme: il Cullinan I°, ora chiamato Grande Stella d'Africa, con massa di 530,20 ct, il Cullinan II° di 317,40 ct, il Cullinan III° di 94,40 ct (che appartengono alla Casa Reale Inglese e sono conservati nella Torre di Londra), il Cullinan IV° di 63,60 ct, il Cullinan V° di 18,80 ct, il Cullinan VI° di 11,50 ct, il Cullinan VII° di 8,80 ct; si ha inoltre notizia di un Cullinan IX° di 4,39 ct, del quale si sono però perse le tracce.
Il Koh-i-Noor, detto anche "Montagna di luce", è un altro diamante che ha eccitato la fantasia di intere generazioni di appassionati, e fa parte anch'esso dei gioielli della Casa Reale Inglese.
Con taglio ovale e peso ridotto a 108,93 ct, questa gemma in origine era tagliata "old-indian style" e pesava 186 carati.
Molto movimentata la storia di questo diamante, la cui avventurosa epopea ha interessato Paesi come l'India (da dove è stata estratta), la Persia, l'Afghanistan e , infine, l'Inghilterra, dove ora trova degna cornice nella Torre di Londra.
Appartenuto al Gran Mogol che lo utilizzava per le cerimonie tenendolo sospeso davanti agli occhi per ammirarne l'inimitabile splendore, la tradizione lo vuole come il diamante più grosso del mondo fino alla fine dell'800.
Quasi altrettanto famoso è il Regent, pesa 140,50 ct. ed è uno dei diamanti più belli del mondo. Proveniente dall'India ha una storia lunga e avventurosa: il duca di Orlèans, Reggente di Francia, lo acquistò nel 1717 per un valore equivalente a circa 650.000 $.
Passato di mano in mano, fu la felicità e l'orgoglio di personaggi famosi quali Maria Leczinska, Maria Antonietta, Napoleone stesso e l'Imperatrice Eugenia. Oggi si trova al Louvre, con la degna compagnia di altre mirabili opere dell'arte e dell'ingegno umano.
Il diamante più antico di cui si conoscano le origini con buona attendibilità è il Briolette of India, con massa di ct 90,388. Questa gemma è infatti nota da oltre 1000 anni, ed è estremamente inconsueta sia per il taglio, sia per il colore.
Verso la metà del XII secolo Luigi VII di Francia lo donò alla bella Eleonora di Aquitania che, per amore, lo aveva seguito alla seconda crociata.
Scomparso e ricomparso più volte nel corso della storia, una trentina d'anni fa giunse infine in America, ove fu venduto da un maharaja indiano a un famoso gioielliere di New York .
L'Excelsior, del peso di ct 995,2 è un altro dei diamanti leggendari, e fino alla scoperta del "Cullinan" nel 1905 detenne l'ambito primato di diamante grezzo più grande del mondo.
Quasi leggendaria, la sua storia racconta che la sera del 30 giugno 1893, un minatore scoprì un enorme diamante nella miniera di Jagersfontein, in Sudafrica: lo consegnò al capo della miniera e ricevette per tutto compenso un cavallo, però fornito di sella e morso!
Da questo grezzo, tendenzialmente incolore la cui forma ricordava quella di un pane di segale, sono state tagliate 21 gemme tra le quali la più importante per bellezza e peso è l'Excelsior I° di ct 69,68.
Per inciso, il nome "Excelsior" dovrebbe significare "il più alto".
Proveniente dalla Sierra Leone, una mirabile gemma del peso di ct 54,25, chiamata "Mistero d'Africa" è un diamante di seducente bellezza e il suo taglio eccellente lo fa risplendere di luce da ogni angolo di osservazione.
Un diamante molto particolare sia per il grande valore storico, sia per la particolarità della forma è sicuramente lo "Shah".
La gemma, di colore leggermente paglierino e dal peso di "soli" 88,7 carati, ha una forma arcaica, in un certo senso primitiva per i gusti attuali; infatti è un taglio a tavola con tre facce di sfaldatura e una di sfaccettatura.
Ma la fama è dovuta la fatto che questa gemma è uno dei pochi diamanti esistenti con incise delle iscrizioni, il che lo rende praticamente unico nel suo genere.
Fu donato dai Persiani allo zar Nicola I° come "segno di dolore" per il grave fatto di sangue che il 30 gennaio 1829 aveva coinvolto l'ambasciatore Russo.
Ancor oggi è uno dei pezzi di maggior valore dei tesori dell'Unione Sovietica ed è esposto nelle ben sorvegliate sale del Cremlino.
Un discorso a parte deve essere fatto per gli esemplari di "colore fantasia", che da secoli rappresentano una piacevole e rara anomalia dell'affascinante mondo dei diamanti.
Celebre per il suo magnifico colore blu, dovuto alla presenza di una rara traccia di boro nel reticolo cristallino, il diamante "Hope" è anche (o soprattutto) conosciuto per la fama di portasfortuna ai danni di alcuni fra i suoi possessori.
La storia di questo diamante è circondata da un senso di mistero e sulle sue vicende sono circolate oscure e bizzarre storie che, al limite della leggenda, raramente hanno trovato conferma: si narra, ad esempio, che un principe russo avrebbe donato il diamante ad una attrice delle Follies Bergères, trovandola poi uccisa sul palcoscenico il giorno dopo con la gemma indosso.
Per dovere di cronaca citiamo fra i suoi possessori anche Maria Antonietta, che se ne separò solo dopo aver preso coscienza del destino che l'attendeva.
Si narra poi del suicidio di un commerciante che dopo aver acquistato la gemma sarebbe impazzito, ma dubitiamo che queste sinistre leggende abbiano ridotto più di tanto il desiderio di possedere un esemplare di tale bellezza e rarità, tant'è che dopo vari passaggi questo inconfondibile diamante venne acquistato dall'esponente di una ricca famiglia di banchieri, Henry P. Hope, dal quale derivò il nome che tuttora lo contraddistingue.
Nel 1949 Harry Winston acquistò l' "Hope" e dopo una decina d'anni lo spedì in regalo (per posta!) allo "Smithsonian Institute" di Washington, che ne è l'attuale proprietario.
Di provenienza indiana e del peso di 45,52 ct, se esposta alla luce ultravioletta questa gemma presenta una leggera ma caratteristica fluorescenza rosa.
Il più grosso diamante di colore verde mela che si conosca è il "Dresden Green". Attualmente è conservato presso i tesori di Dresda (Grunes Gewolbe) ed il suo peso raggiunge i 41 ct.
Anche la sua storia è straordinaria e, in alcuni periodi, persino oscura. Nel 1743 fu acquistato da Federico Augusto di Sassonia alla fiera di Lipsia, montato su di una spallina militare da alta uniforme.
Recentemente è stato oggetto di un'approfondita analisi gemmologica da parte di un gemmologo svizzero, George Bosshard, che con moderne apparecchiature ne ha esaminato a fondo i diversi aspetti scientifici e redatto poi un accurato rapporto a conferma dell'origine naturale dello stupendo, delicato colore. Il "Sultan of Marocco" è un diamante di colore verde-azzurrino, tagliato a forma di cuscino del peso di ct 35,27. Si dice che dal 1840 la famiglia Youssoupov ne sia stata la proprietaria ma, se ciò fosse vero, questo sarebbe in antitesi con l'ipotesi della sua origine africana in quanto, in quell'epoca, i diamanti più importanti arrivavano solo dall'India o dal Brasile. In ogni caso, dovrebbe il suo nome ad un sultano del Marocco la cui identità ci è sconosciuta, che ne fu a lungo l'orgoglioso possessore.
Il "Condè" un celeberrimo diamante rosa tagliato a goccia del peso di 9,01 ct, è una delle gemme storicamente più famose, e certamente una di quelle dall'aspetto più piacevole. Fu acquistato nel 1643 da agenti di Luigi XIII° e donato al Principe di Condè in riconoscimento dei servigi resi durante la guerra dei Trent'Anni, e restò alla famiglia Condè fino al 1892. Donato allo stato francese, oggi si trova al Museo Condè di Chantilly.
Il "Tiffany", un diamante di colore giallo con una massa originaria di 287,42 ct., fu estratto nella miniera di Kimberly, in Sud Africa.
L'anno dopo il ritrovamento fu acquistato da Tiffany che lo fece tagliare a Parigi, ricavandone una pietra con un taglio di 90 faccette del peso di 128,51 ct.
Sempre di colore giallo, il diamante chiamato "Fiorellino" è una gemma del peso di 137,27 ct la cui storia è circondata da mistero perchè se ne sono perse le tracce dalla fine della prima Guerra Mondiale.
Diamante leggendario, punto nodale nella storia di questi inarrivabili cristalli è l'Orloff, gemma del peso di 189,62 ct appartenente all'URSS, oggi custodita tra i Gioielli della Casa Reale Russa.
Altro diamante di color blu intenso e di provenienza indiana è il "Wittelsbach": appartenne a Filippo IV° di Spagna, che nel 1664 lo donò alla figlia, futura moglie dell'imperatore Leopoldo I°.
Nel 1722 passò alla nobile casata Wittelsbach da cui prese il nome, e nel 1931 fu messo in vendita a Londra da Christie's.
Rimasto invenduto alle prime tornate, tramite un commerciante di Anversa fu in seguito acquistato (nel 1964) da un collezionista tedesco.
Il "Great Chrysanthemum" (gran crisantemo) è un'altra favolosa gemma di colore bruno-violaceo con mirabili riflessi d'oro. La sua massa, allo stato grezzo, era di 198,28 ct, e tagliata pesa ora 104,15 ct. Fu rinvenuta in Sudafrica nel 1963 e faccettata poi a goccia da tale Julius Cohen.
Un diamante grezzo di eccezionali dimensioni, (pesava infatti 868,80 ct, il terzo per grandezza fra tutti quelli mai ritrovati), proviene dalla Diminco Mine di Yeugema, Sierra Leone, dove fu scoperto il 14 febbraio del 1972.
L'esemplare, chiamato "Star of Sierra Leone", venne tagliato in undici diamanti principali.
Il più grande del peso di 143,20 ct, venne in seguito sottoposto a un nuovo taglio per eliminare alcune imperfezioni.
Il più grande diamante sfaccettato esistente è "l'Anonimo" o "l'Innominato" del peso da grezzo di ct 755,50, fu rinvenuto nella miniera di Premier in Sud Africa durante il centenario della De Beers.
Dal momento che il cristallo presentava pericolose tensioni interne ed evidenti inclusioni scure, il taglio venne affidato a Gabriel Tolkowski, famoso maestro tagliatore di Anversa che, pur con tecnologie moderne, impiegò oltre un anno di studi preliminari prima di riuscire ad ottenere un diamante del peso di 545,67 ct tagliato a cuscino, per l'esattezza "a fire-rose", con 148 faccette di cui 55 per la corona, 69 per il padiglione e 24 per la cintura.
Di proprietà della De Beers, questa pietra fu presentata in Thailandia nel 1995 ove fu acquistata dalla famiglia reale thailandese: oggi si chiama "Golden Jubilee Diamond" per celebrare il cinquantesimo anniversario dell'incoronazione dell'attuale sovrano. Per finire, ricorderemo ancora un eccezionale cristallo al quale la storia non ha ancora dato un nome, benchè acquistato nel 1984 da due famosi gioiellieri di Dallas. Da un grezzo di 890 ct di un gradevole colore "giallo canarino" fu ricavata una gemma di 407,48 ct, tagliata a scudo a New York con oltre sei mesi di lavoro. Degna di nota la precisa scelta estetica che privilegiò innanzitutto la bellezza della gemma, a spese delle dimensioni finali.
Offerta all'asta di Christie's nell'ottobre del 1988 spuntò un'offerta di "soli" diciotto miliardi, e venne pertanto ritirata.
Probabilmente non sarà ulteriormente riproposta, e rimarrà quindi agli attuali proprietari.
Aggiudicato invece il "Begum blu", un magnifico diamante di 13,78 ct, appartenuto alla principessa Salimah Aga Khan, per una cifra vicina ai dieci miliardi.
A titolo di cronaca aggiungiamo anche un diamante color rosso porpora del peso di 0,95 ct, che spuntò ben 880.000 $: il prezzo più alto in assoluto per un diamante inferiore al carato!

RUBINI CELEBRI

Curiosamente il più famoso "rubino" del mondo, il Black Prince's Ruby, non è un rubino bensì un bellissimo spinello rosso ed è incastonato accanto ad un altrettanto famoso diamante, il Cullinan II, sulla Corona Imperiale Britannica conservata ed esposta nella Torre di Londra.
I migliori rubini appartengono invece al tesoro della corona iraniana, anche se occorre precisare che non si tratta di gemme dalle dimensioni eccezionali: infatti, rubini di ottima qualità e di oltre 10 ct sono davvero rarissimi.
I tre esemplari più importanti sono, a titolo di cronaca, due cabochon ovali di color rosso porpora, rispettivamente di 75 e 50 ct, e un cabochon asteria di 45 ct, tutti e tre montati in oro su di un globo terrestre, insieme ad altre 51.366 gemme diverse. Questo capolavoro dell'arte orafa antica si trova ora nei caveaux della banca Markazi di Teheran e sono certamente pochi i fortunati che hanno il privilegio di poterlo ammirare.
Altro fattore di rarità, per i rubini, è costituito dal fatto che la miniera di Mogok, sorgente ancor oggi della maggior parte dei rubini più pregiati, era sotto lo stretto controllo dei regnanti: il controllo era ferreo al punto tale che tutte le gemme di peso superiore a 5 ct erano di proprietà della corona e, pena la morte, dovevano essere consegnate al Re!
Per aggirare questa imposizione dittatoriale, molti rubini vennero rotti in pezzi più piccoli, il chè probabilmente ci ha sottratto il piacere di ammirare molti degli esemplari con dimensioni eccezionali.
Troni, armi e suppellettili di principi indiani sono spesso impreziositi dalla presenza di splendidi rubini; nel museo di Topkapi, ad Istambul, si può ammirare il trono di Nadir Shah portato come bottino di guerra dalle regioni indiane, che ne è letteralmente ricoperto.
Fra i migliori cristalli di origine birmana ricordiamo il "Nga Mauk", da 98 ct, proveniente da un enorme grezzo che il proprietario divise in due parti.
Una di queste venne donata al re, mentre dalla seconda (acquistata successivamente dallo stesso Re a Calcutta), venne sfaccettata una gemma di eccezionali dimensioni (74 ct) e conosciuta poi con il nome di "Kallahpyan".
Ricordiamo anche uno stupendo esemplare venduto all'asta da Sotheby's agli inizio degli anni '90: pesava circa 32 carati e fu aggiudicato ad un anomimo compratore per una somma vicina ai quattro milioni di dollari.
Fra i rubini stellati, il migliore è probabilmente il "Rosser Reevees" proveniente da Sri Lanka, di 137,7 ct che si trova attualmente nello Smithsonian Institute di Washington, mentre un secondo esemplare, asteriato, di 100 ct si può ammirare nel museo di storia naturale di New York.
Per finire, al Louvre fa bella mostra di sè una coppia di bracciali appartenuta alla figlia di Luigi XVI° e recante un totale di 72 rubini faccettati accostati a numerosi diamanti.

ZAFFIRI CELEBRI

Nell'aristocrazia delle gemme più celebri, lo Stuart e il St. Edward che sono incastonati nella corona d'Inghilterra hanno sicuramente un posto importante e di tutto rilievo. Esemplari magnifici appartennero alle varie monarchie europee, soprattutto inglese e francese, ma anche allo Zar di Russia, il cui tesoro comprendeva uno zaffiro di ben 249 ct.
Tra gli zaffiri incisi nell'antichità, uno dei più famosi è il cosiddetto "sigillo di Alarico" re dei Goti, sul quale figura il busto del sovrano circondato dalla scritta "ALARICUS REX GOTHORUM".
Ricordiamo inoltre che esistono numerosi zaffiri stellati di enormi dimensioni, tra cui uno di 563 ct chiamato lo "Star of India". La maggior parte degli esemplari di grossa pezzatura e di buona qualità provengono dallo Sri Lanka, isola dell'oceano indiano che sembra prediletta dagli dei per l'abbondanza, la bellezza e le varietà di gemme dei suoi giacimenti.
Degno di menzione lo zaffiro "Logan" del peso di 423 ct, di un bellissimo colore blu intenso, anch'esso conservato presso lo Smithsonian Institute di Washington. Recentemente ad un'asta di Cristie's è stato presentato uno splendido zaffiro del peso di ct 337,66, che estratto nello Sri Lanka all'inizio del secolo fu presentato al pubblico solo dopo la II guerra mondiale.
Per una singolare coincidenza, questo zaffiro ha esattamente lo stesso peso, anche se è di forma leggermente diversa, del favoloso zaffiro appartenuto a Caterina la Grande: questo esemplare ha fatto parte dell'esposizione dei "gioielli di corte" di Harry Winston, manifestazione che ebbe un clamoroso successo tra il 1949 e il 1953, nel corso di una manifestazione itinerante per tutta l'America.
Altro celebre zaffiro è quello, a forma di goccia, che sormonta la corona di Rodolfo II° e che è custodito nella Schatzkammer (camera del tesoro) di Vienna. Ancora di eccezionale valore storico, una corona tempestata di ben 19 zaffiri a cabochon, tra i quali sei di dimensioni superlative, già appartenuta a Carlo IV°, oggi conservata nella cattedrale di S. Vito, a Praga.
Sempre di alto valore storico, un grande cristallo di zaffiro di circa 132 ct, con forma di losanga e lucidato su tutte le facce è stato descritto nell'elenco dei gioielli della corona di Francia (nel 1791). Questa gemma è visibile nel museo di storia naturale di Parigi.
Dignità, bellezza, valore, sono gli attributi appena adeguati per due eccezionali cristalli che non possiamo non citare: il primo, di enormi dimensioni e tagliato a cabochon, fu incastonato dal gioielliere Cartier fra le zampe di una spilla in platino, a forma di pantera, tempestata di diamanti e di brillanti.
Il gioiello fu donato da Edoardo d'Inghilterra alla moglie, Wallis Simpson, in occasione della clamorosa rinuncia al trono; il secondo è uno splendido zaffiro tagliato a forma di cuscino rettangolare, sfaccettato, che su di un anello di oro giallo di fattura semplicissima, da oltre quattrocento anni fa bella mostra di sè nel tesoro segreto del Vaticano. Inutile dire che, finora, solo pochi, hanno avuto il privilegio di ammirarlo.
Recentemente è stato accuratamente analizzato e, insieme ad altre gemme di incomparabile bellezza, potrebbe in un domani non troppo lontano, se non esibito, essere almeno fotografato con la cura necessaria.
Di notevole interesse sono due zaffiri asteriati, uno denominato "Star of India", di 563 carati e di ben quattro centimetri di diametro, l?altro ?Star of Asia?, del peso di 330 carati. Si trovano, rispettivamente, al museo di storia naturale di New York e allo Smithsonian Inst. di Washington.
Curiosit? della natura, e chiamato impropriamente zaffiro, un bellissimo corindone ovale, bicolore, che degrada da un intenso blu dei bordi verso un favoloso giallo dorato del centro. Proveniente da Sri Lanka, l?esemplare si trova nel museo di storia naturale di Parigi. Premesso che gli esemplari di qualit? eccelsa sono comunque davvero rari, a differenza del rubino, gli zaffiri di dimensioni notevoli sono decisamente pi? frequenti, per la gioia dei fortunati estimatori di questa vera e propria goccia di cielo.

SMERALDI CELEBRI

Nei musei di tutto il mondo sono conservati numerosi smeraldi di eccezionale bellezza. Molti di questi sono o fecero parte dei tesori delle corone reali: tra questi ricordiamo la magnifica collana del tesoro della corona di Persia sulla quale sono incastonati 57 Smeraldi di dimensioni ragguardevoli e di notevole pregio. Importante nella storia degli smeraldi, tanto per le dimensioni quanto per il profondo colore, è lo smeraldo che fa parte del tesoro della corona di Vienna, e che ha una massa di 2205 ct.
Altro gioiello di inimitabile bellezza è la "corona delle Ande", un ex voto del 1600 circa, dove sono incastonati 453 smeraldi (il maggiore dei quali è di 45 ct) di incomparabile colore e trasparenza.
Un oggetto leggendario è quello che Hernando Cortez, uno dei più conosciuti conquistadores spagnoli, ci descrive nei suoi appunti: un teschio sul quale incastonato insieme ad altre gemme sfavillava un enorme smeraldo a forma di piramide. Questo oggetto, conosciuto con il nome di "tribunale di Dio" era utilizzato dai giudici atzechi per decidere l'innocenza o la colpevolezza dell'accusato. Durante il trasporto di questa gemma verso la Spagna cadde nelle mani dei francesi e purtroppo, a tutt'oggi, se ne sono perse le tracce. Al Museum of natural history di New York primeggia fra i pezzi più importanti il "Patricia", uno splendido smeraldo di forma esagonale, di ben 632 ct, mentre al Cremlino, nelle bacheche dell'armeria si può ammirare un esemplare di dimensioni minori ma di colore stupendo, di 135,25 ct di forma quadrata, montato su di una spilla.
Eccezionali per bellezza e dimensioni anche gli smeraldi (di provenienza colombiana) che appartengono al famoso museo Topkapi di Istambul, che vanta tra i pezzi più famosi il celebre pugnale di Nadir Shah la cui impugnatura è arricchita da tre esemplari di incomparabile bellezza e valore.
Gli smeraldi hanno avuto un posto di primo piano anche nella religione cattolica, dal mitico Graal, la coppa in cui Gesù avrebbe consacrato il vino dell'Ultima Cena, all'ostensorio del Tesoro degli Asburgo, il calice era ricavato da un unico, enorme smeraldo.
Un bellissimo smeraldo a forma di uovo, inciso, spicca sul triregno già tempestato di pietre preziose, che Napoleone I° donò in occasione della sua incoronazione ad imperatore al Papa Pio VII come segno di riconoscenza per la sua presenza.

PERLE CELEBRI

La storia delle perle si confonde con la leggenda, e comunque si perde nella notte dei tempi, poichè, quasi certamente questa gemma, è stata il primo monile ad essere impiegato come gioiello e simbolo di potere.
Già 2500 anni prima di Cristo i popoli orientali, e particolarmente quelli asiatici, ne facevano un discreto uso ornamentale e le civiltà più antiche ed evolute ne apprezzavano la bellezza, impiegandola estesamente.
Assiri, fenici, egizi e persiani, seguiti poi da greci e dai romani, descrivono le perle nei numerosi documenti ritrovati dagli storici e dagli archeologi come "gemme prodotte dal mare" o, addirittura, come "figlie della spuma del mare".
Un elenco esaustivo e completo di tutte le perle di grande importanza risulterebbe, oltre che incompleto, certamente eccessivo poichè, con i diamanti e forse più di essi, questi stupendi doni del mare hanno permeato la fantasia dei popoli di tutte le epoche e ad ogni latitudine; citeremo quindi solo alcune delle più famose, quelle che entrano a buon diritto nel nostro bagaglio culturale.
La Croce del Sud è sicuramente l'esemplare più famoso proveniente dall'Australia; rinvenuto nel 1886 è formata da 9 perle perfettamente uguali e saldate fra di loro, a forma di croce (7 in lunghezza e 2 perpendicolari).
Una delle perle di mare dalle dimensioni maggiori fra quelle esistenti è la perla Hope, di forma cilindrica, con un'altezza di 51 mm e con una circonferenza massima di mm. 114 e minima di 83.
Del peso di 1800 grani, ha due colorazioni: bianca per i tre quarti e bronzo per l'altro quarto. Acquistata nel 1839 da Henry Philips Hope, banchiere londinese e famoso collezionista di gemme, attualmente è esposta nel museo di storia naturale di Londra, su una base che reca incastonati rubini, smeraldi e diamanti.
Questa montatura è stata studiata per mascherare l'unico difetto della perla, che consiste nell'avere la parte inferiore saldata indissolubilmente alla conchiglia d'origine.
Forse l'esemplare più bello proveniente dalle Americhe è la "Peregrina", una perla perfettamente sferica e di un bell'oriente che pare sia appartenuta a Maria Tudor, figlia di Enrico VIII° , il cui peso è di 111 grani e mezzo.
Nel 1969 l'attore Richard Burton l'acquistò a un'asta di New York per 37.000 $, donandola quindi alla moglie Liz Taylor.
L'esemplare di maggiori dimensioni, forse la più grande perla mai ritrovata, fu rinvenuta in un enorme mollusco pescato nel 1934 nell'isola di Palawan, al largo delle Filippine. Pesa 6380 grani e misura ben 22 cm. in lunghezza per 10 cm. di larghezza.
Fu ceduta nel 1969 per 2 miliardi e duecento milioni di lire dal suo proprietario, Wilburn Cobb, che l'ebbe in dono da un capo tribù.
E' passata alla storia con il nome di "Perla di Allah".
La seconda, in ordine di grandezza è la "perla d'Asia", la cui forma è simile a quella della melanzana, con un peso di 2420 grani. Sconosciuta l'epoca del ritrovamento, ma pare sia appartenuta ad uno degli antichi imperatori cinesi, e fu venduta sul mercato londinese ad un famoso gioielliere.
L'oggetto sul quale fu montata, contornata da una splendida giada e da un delizioso cabochon di quarzo rosa, risultò di peso e dimensioni tali da renderne impossibile l'utilizzo come gioiello da indossare.
Purtroppo, la "perla d'Asia" giace in un'oscura cassetta di sicurezza, nel caveau di una banca londinese. E non è una consolazione sapere che è avvolta in un drappo azzurro, all'interno di un cofano d'oro!
Con la forma di un uovo ed il peso di 366,90 grani, la perla montata sulla tiara di Maria Luisa, imperatrice di Francia, passò alla storia con il nome "la Reggente". Napoleone III° la fece smontare e inserire in una spilla, nel 1853, dal gioielliere Lemonnier. In seguito, fu acquistata dal gioielliere Fabergè per conto di una principessa russa, in occasione della vendita dei gioielli della corona nel 1887.
La "Perla di Calais" è certamente tra le più importanti fra gli esemplari importati in Europa. Di forma a pera e di ben 504 grani, è caratterizzara da uno splendido oriente. Le prime notizie che la riguardano provengono dall'India, e risalgono al 1620. Acquistata dal mercante francese Georgibus, fu ceduta a Filippo IV° re di Spagna che, oltre a pagare 80.000 ducati, gratificò il venditore col titolo di suo consigliere nelle Indie. Esemplare unico, venne utilizzata come bottone della cappa reale.
Filippo II° di Spagna possedeva una perla proveniente da Panama, "l'Incomparabile", il cui peso era di 134 grani, che alla sua morte passò in eredità alla moglie di Filippo III°. Nella storia italiana compare la Perla del San Sepolcro, che fu offerta a s.m. il Re Vittorio Emanuele II° e montata sulla corona reale, nel 1868, dal gioielliere Augusto Castellani.
Degne di menzione poi, ed a pieno titolo, la Perla di Madame Nordica, di 175 grani (di conchiglia haliotis), e la Perla Nera del Conte Battyani.

GEMME ALTERNATIVE CELEBRI

Attorno al trono dei diamanti e delle perle, la storia ha tramandato per secoli la bellezza di rubini, zaffiri e smeraldi, con i quali venivano sovente confusi esemplari di tutt'altra natura, ma di colore simile.
Per questo motivo la dignità di pietra preziosa di molte fra le gemme alternative risale ad epoche più recenti, e coincide di solito con l'identificazione scientifica delle diverse specie. Identificazione che ha permesso, è bene sottolinearlo, la correzione (o la presa di coscienza) di grossolani errori tramandati per tradizione da tutti coloro che si occupavano di gemme: basti, per tutti, l'esempio del "Timur Ruby" citato in precedenza.

Cordierite

L'uso della cordierite nell'antichità è testimoniato dal ritrovamento di alcuni reperti archeologici, tra i quali i più importanti sono quello raffigurante la testa di Cleopatra (conservato a Parigi nella Biblioteca Nazionale), ed un intaglio romano oggi patrimonio del museo di Oxford, in Inghilterra.

Crisoberillo

Il più importante crisoberillo è di un bel color verde giallastro e proviene da Sri Lanka: ha una massa di 245 ct e probabilmente è la più grossa gemma conosciuta appartenente a questa specie.
Per la varietà alessandrite, caratteristica e molto apprezzata per la nota proprietà della "cangianza" (cambiamento di colore dal verde al rosso, a seconda del tipo di luce che la illumina), le più importanti fanno parte del Museo Fersman di Mosca, ove fanno bella mostra di sè gli esemplari appartenuti a Zar e Zarine, che ne erano grandi estimatori.

Granati

Celebre è un intaglio di un busto femminile in granato essonite risalente al 180 a.C e conservato alla Ashmolean Museum di Oxford.
Di eccezionale bellezza è un almandino stellato proveniente dall'Idaho (U.S.A.) , di 174 ct, che fa parte della collezione dello Smithsonian Institution di Washington. Appartenuto a Rodolfo II° d'Austria, un piropo di enormi dimensioni è custodito oggi nel Museo di Storia dell'Arte di Vienna, incastonato al centro di uno stupendo collier.
Un altro, del peso di 468,5 ct, è custodito a Dresda, incastonato su un monile d'oro del Principe Ettore di Sassonia.
Da ricordare il grande favore e la conseguente diffusione in gioielleria che i granati ebbero durante il regno di Napoleone III°, alla cui corte dignitari, dame della nobiltà e favorite di turno ne facevano grande sfoggio.

Opale

Estremamente apprezzati fin dall'antichità, gli opali ebbero sempre un posto particolare nella considerazione umana: sovrani, sacerdoti, guerrieri e persone di alto censo, vi attribuivano poteri particolari, sottolineati, o forse solo suggeriti, dal misterioso, affascinante gioco di luci che sprigiona.
A metà fra storia e leggenda, si narra che il senatore Nonnio, ai tempi di Marcantonio, abbia preferito l'esilio piuttosto di rinunciare ad uno stupendo esemplare che sarebbe finito in dono alla regina Cleopatra!
Storico è anche l'opale di Luigi XVIII°, in bella mostra nel museo di storia naturale di Parigi. Celebre l'esemplare detto "l'ungherese", in conseguenza della zona di ritrovamento. Questa gemma ha una forma a goccia e il peso di ben 2.410 ct.
Il pezzo di opale più pesante fino ad oggi rinvenuto raggiunge l'incredibile peso di 3.540 gr (17.700 ct)! Fu scoperto in Australia (chiamato "Olimpic Australis") ed è stato esposto per la prima volta in occasione dei giochi olimpici di Melbourne nel 1956.
"L'Opale del Dio Sole" è il più famoso opale messicano ritrovato, e sembra sia stato rubato da un Tempio Atzeco durante la conquista del Messico. In un recente passato fece parte della collezione di Hope e l'esemplare si può ammirare oggi al Field Museum di Storia Naturale di Chicago.
La collezione più importante di opali, oggi, è quella dello Smithsonian Intitute di Washington, ricca di esemplari di incredibile bellezza fra i quali primeggiano un opale nero di 355 ct, un opale di fuoco con ottimo gioco di colore (di 143 ct) e tre opali nobili con eccellente arlecchinamento, rispettivamente di 345, 162 e 155 ct.
La Regina Vittoria, che amava particolarmente queste gemme, ne possedeva un'intera collezione, regalandone spesso ai collaboratori più apprezzati; ne indossò una anche il giorno della sua incoronazione, contribuendo efficacemente ad una più incisiva diffusione di questo incomparabile concentrato di bellezza multicolore.

Peridoto

La collezione della Smithsonian Institution di Washington comprende due gemme tra le più grosse al mondo, rispettivamente di 310 e 287 ct, mentre un peridoto di ct 193 fa invece parte della corona di Russia.
In ogni caso, il museo di Topkapi di Istambul raccoglie la più importante collezione di peridoti esistente al mondo; fra l'altro, vi si può ammirare il trono di Bayram che risulta tempestato da 954 periodi di notevole taglia.

Scapolite

Entrambe custodite nello Smithsonian Institution di Washington, una scapolite incolore di 288 ct proveniente dalla Birmania ed un'altra di colore giallo arancio del peso di ct 103,4 proveniente dalla Tanzania, rappresentano degnamente una famiglia di cristalli decisamente meno conosciuta, ma che produce a volte esemplari di notevole bellezza.

Spinello

Numerosi spinelli sono passati alla storia, persino con il nome di "rubini", vista la notevole somiglianza che, almeno negli esemplari più belli, li accomuna con il principe delle gemme.
I due più famosi sono certamente il "Rubino di Timur" di 361 ct (montato al centro di una collana realizzata per la regina Vittoria), ed il "Rubino del Principe Nero" di ct 170, che è addirittura incastonato nella corona d'Inghilterra.
Questo esemplare è parte significativa della storia inglese fin dal 1367, quando il principe Edoardo IV° di Galles lo ebbe come riconoscimento per l'aiuto prestato a Pietro il Crudele nella riconquista del trono di Castiglia.
Anche la Francia vanta con orgoglio il "Cote de Bretagne", un cristallo di 105 ct inciso a forma di drago che, dopo un clamoroso furto e altre rocambolesche avventure, tornò in possesso di Luigi XVIII°.
Per finire ricordiamo l'eccezionale misura dello spinello rosso di quasi 400 ct della corona di Caterina di Russia, conservato al Cremlino, e i tre spinelli rossi della Banca Markazi di Teheran rispettivamente di 500, 225 e 200 ct.

Tanzanite

Come precisato in altro capitolo, la tanzanite è una gemma di recente scoperta, per cui citeremo solamente un campione di 122,7 ct che si trova allo Smithsonian Institute di Washington e la celebre collana a cinque fili di Elizabeth Taylor.

Topazio

Pietra preziosa che si rinviene anche in cristalli di enormi dimensioni, infatti sono state tagliate gemme di peso superiore ai 20.000 carati (4 kg) da esemplari di svariati colori. La Smithsonian Institution possiede, tra le altre, una gemma di colore giallo di 7.725 ct e una di colore blu di ct 3.273, entrambe provenienti dal Brasile.
Un blocco di topazio verde di ben 23 chili è esposto al museo di storia naturale di Parigi, mentre il più grande cristallo (completamente trasparente) mai rinvenuto, è un topazio di colore azzurro di circa 300 chilogrammi, custodito nel museo di storia naturale di New York.
Da citare infine un topazio incolore di valore storico: il Braganza, di 1680 ct, che per molti anni ha sfavillato sulla corona reale portoghese, e ritenuto senza sospetto alcuno un diamante di eccezionali dimensioni.


Tormalina

Parecchie sono le tormaline che hanno assunto nei secoli scorsi un posto di privilegio nella gioielleria; in special modo molto usate e apprezzate erano le tonalità rosse (rubelliti) e le rare varietà policrome. Come già successo però per quanto riguarda gli spinelli, molte volte queste splendide gemme sono passate alla storia con il nome che non le identificava con esattezza ma che al contrario si riferiva al ben più conosciuto rubino. Questo è il caso del famoso monile formato da una tormalina rossa a forma di grappolo d'uva contornata da oro e smalti verdi conosciuta col nome di "Caesar Ruby".
Questo splendido gioiello, la cui fabbricazione risale al 1770 circa, fa parte della celebre collezione dei gioielli dei Romanovs.


La Fabbrica del Gioiello ©2006-2015 - all rights reserved
poste Consigliato da Top Negozi analisigemme paypal paypal ilpiubasso