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Gemme alternative

Commettendo un imperdonabile errore di superficialità, gli "addetti ai lavori" hanno continuato per generazioni ad usare un termine improprio e, soprattutto, ingiusto: pietre semipreziose per indicare qualunque gemma, di solito trasparente, ad eccezione delle quattro nobili prima elencate.
Se, commercialmente, si può discutere a lungo sull'aggettivo "prezioso", a tutti parrà evidente come il termine "semiprezioso" sia del tutto assurdo poichè, senza un confine certo per il primo, il secondo non ha ragione di esistere.
Ma l'ingiustizia maggiore, dal punto di vista pratico, consiste nell'aver raggruppato all'ombra di questa parola intere famiglie di cristalli che, per bellezza, rarità e pregi intrinseci, avrebbero avuto tutti i diritti per figurare, degnamente, a fianco delle tradizionali quattro grandi.
Ad aggravare il malinteso, negli anni '70 è addirittura intervenuta una legge che pretendeva di discriminare, con aliquote fiscali diverse, gemme che venivano (o, meglio, avrebbero dovuto essere) commercializzate (rispettivamente) in grammi o in carati, a prescindere dal loro valore.
Evidente allora la doppia assurdità, che oltretutto penalizzava smeraldi, zaffiri, e rubini (nonchè gli stessi diamanti) di bassa qualità, e pertanto di valore molto basso. Sarà quindi motivo di soddisfazione se, pur con i limiti di spazio previsti per questo testo, saremo riusciti a sottolineare la bellezza di molte fra le gemme alternative che meritano l'attenzione del gioielliere e del collezionista raffinato.
Oltretutto, ultimo ma non meno importante particolare, esse rappresentano un soggetto economico di notevole valore e di indubbio interesse, purtroppo ignorato, fino ad oggi, dalla maggior parte dei nostri addetti.

I QUARZI

Il quarzo è il minerale più comune esistente in natura ed è presente sotto innumerevoli forme nella nostra vita: viene infatti usato in elettronica, in alcuni tipi di porcellane, per strumenti ottici, e così via. In senso ampio, questo termine si applica a tutti i minerali che presentino una composizione chimica uguale o simile a quella dell'ossido di silicio ( SiO2 oppure SiO2nH2O ).
Innumerevoli sono le varietà di quarzo che noi, per semplicità, divideremo in due grandi gruppi: quarzo macrocristallino (solitamente trasparente), e quarzo microcristallino (quasi sempre da traslucido a opaco).
Le varietà trasparenti si differenziano in funzione del loro colore e del loro aspetto, e in alcuni casi, anche per fenomeni ottici dovuti a inclusioni particolari.
La densità del quarzo macrocristallino è costante ed è di circa 2,65, mentre dal punto di vista ottico il quarzo è uniassico positivo.
In questo minerale non sono presenti piani di sfaldatura, e la frattura è abitualmente di tipo concoide.
Materiale facilmente reperibile su tutti i mercati, in numerose, pregevoli varietà a costi decisamente abbordabili, ha proprietà particolarmente apprezzate dai tagliatori, siano essi apprendisti alle prime armi o abili artisti.
La sua durezza arriva a 7 e rappresenta uno dei termini di riferimento della scala di Mohs.
Il quarzo si può formare in tutti i processi di genesi delle rocce, di cui è uno dei costituenti essenziali. I cristalli di dimensioni adatte allo scopo ornamentale sono però caratteristici degli ultimi stadi del processo magmatico.

CRISTALLO DI ROCCA

Con questo nome si indica la varietà completamente incolore del quarzo che, dal punto di vista mineralogico, prende più correttamente il nome di quarzo ialino. Deriva il suo nome dal greco "kryos" (ghiacciato) poichè anticamente si credeva che fosse originato dal ghiaccio raffreddato al punto tale da solidificare in maniera irreversibile.
Abbastanza comune, si trova in ogni zona della crosta terrestre. A volte viene usato in gioielleria come pietra ornamentale e, nei secoli passati, veniva impiegato anche come imitazione del diamante.
Storicamente ha avuto un grande impiego in gioielleria, dato che veniva usato come materia prima per la fabbricazione di doppiette ad imitazione dello smeraldo o, negli anni '70, come materiale di base che, fratturato a nido d?ape e impregnato di coloranti, venne commercializzato (soprattutto in Oriente) come efficace imitazione di zaffiri, rubini e smeraldi.
Per inciso è opportuno evidenziare l'ottima qualità dei quarzi ialini estratti per secoli in Val d'Aosta, nella zona del Monte Bianco; come appassionati ricorderemo infine che nel '700/800 si realizzarono in quarzo veri e propri capolavori di glittica, incisioni e sculture che oggi fanno la gioia di fortunati possessori.
Vasi, soprammobili diversi, persino lampadari vennero realizzati come testimonianza di una capacità artigianale di sommo livello, e solo in seguito il quarzo ialino dovette cedere il posto ai più comuni (e facilmente lavorabili) vetri artificiali al piombo.

AMETISTA

Deriva dal greco "Ametystos" che vuol dire "non ubriaco", il suo colore varia dal viola porpora al viola lilla ed è una delle varietà più note e più apprezzate di questa famiglia; sovente il colore non è distribuito in maniera uniforme, particolarmente nei cristalli di grosse dimensioni.
Non infrequenti, nell'antichità, coppe di ametista in cui si mescevano vino e acqua, il cui colore appariva rafforzato da quello del cristallo. Di qui, probabilmente, il significato del termine ametista.
Il pleocroismo dell'ametista è netto e va dal viola-grigio-blu al rosso-viola.
Lo spettro invece è difficilmente rilevabile, anche se a volte si possono notare deboli bande di assorbimento nella regione del giallo-verde. Ai raggi U.V. queste gemme sono solitamente inerti, anche se, ad onde corte, alcune ametiste appaiono di un colore blu-verdino molto debole.
Quasi sempre questi cristalli si trovano in geodi o druse, che possono raggiungere anche dimensioni notevoli, pesanti anche qualche quintale. I principali giacimenti si trovano in Brasile, in Uruguay, in Madagascar, in Russia, in Giappone, in Messico e a Sri Lanka. Di puro interesse collezionistico sono i rari cristalli provenienti dalla Sardegna.

QUARZO CITRINO

Notissima gemma diffusa a tutte le latitudini, in commercio viene sovente accompagnata con aggettivi qualificanti (e, di solito, imprecisi) quali "quarzo madera", "quarzo Rio Grande", ed altri.
Il colore tipico varia dal giallo al giallo dorato, ma lo si incontra abitualmente in tutte le saturazioni di giallo, anche le più tenui. In gioielleria si abusa con troppa facilità di questa varietà chiamandola erroneamente "topazio" o "quarzo topazio", il che origina ben due conseguenze spiacevoli: lo svilimento del vero topazio, che è di una famiglia completamente diversa, ed esponendo ad azioni legali (per truffa!) l'incauto venditore che avesse redatto una garanzia in proposito.
Il citrino in natura è abbastanza raro, e infatti la maggior parte di quello in commercio è ottenuto mediante il riscaldamento dell'ametista e del quarzo affumicato. Nei quarzi citrini naturali si può notare un debole pleocroismo che va dal giallo al giallo pallido.
I principali giacimenti si trovano in Brasile, in Russia, in Madagascar e negli Stati Uniti.

QUARZO FUME'

Quasi sempre di colore giallo scuro o marrone affumicato, a questa variet? appartiene anche il quarzo di colore quasi nero chiamato "morione". Se portato tra i 300 ù. e 400 ù. il quarzo affumicato diventa più chiaro, fino a diventare citrino e perfino ialino.
Come per il cristallo di rocca (quarzo ialino) i giacimenti sono sparsi in tutto il mondo, e frequenti sono i campioni che includono cristalli aciculari di rutilo.

PRASIOLITE

E' di un bel color verde porro, colore ottenuto mediante un riscaldamento a circa 500° di ametiste e citrini. Questa gemma si trova in natura molto raramente, e comunque mai con saturazioni di colore molto marcate. Il pleocroismo è molto debole e va dal verde chiaro al verde pallido.

QUARZO ROSA

Raramente trasparente, quasi sempre macro-granulare e traslucido, il quarzo rosa deve il suo delicato colore a tracce di titanio o a centri di colore. E' un minerale relativamente abbondante, soprattutto in Brasile, India, Madagascar e Stati Uniti, paesi dai quali viene esportato in tutto il mondo per la bellezza dei manufatti che se ne ricavano.
Ridotto in sfere per collane, o sagomato nei modi più diversi per l'oggettistica fine, il quarzo rosa si trova praticamente in tutte le case, sempre apprezzato per la delicatezza delle sfumature nelle quali si presenta con il suo gradevole colore. Naturalmente, se ne utilizzano anche le qualità meno pregiate, soprattutto per la fabbricazione di portacenere, cofanetti portagioie e basamenti per statue o trofei diversi.

QUARZO AVVENTURINA

Materiale interessante e ben apprezzato per il particolare effetto ottico, in natura si presenta soprattutto come materiale traslucido e tendenzialmente verde, con riflessi argentati.
Caratterizzato dalla presenza di cristalli macroscopici di mica (soprattutto di mica fuchsite) a cui deve il colore verde e, quando è presente, anche della mica muscovite, si possono ammirare bellissimi riflessi di colore argenteo.
L?eventuale presenza di laminette di ematite disperse in modo casuale nella sua massa al posto della mica sono invece all'origine della varietà di colore rosso-bruno.
Brasile, Russia, Cina e India sono i maggiori produttori del quarzo avventurina verde, mentre la varietà bruna è estratta quasi esclusivamente in Brasile.

QUARZO GATTEGGIANTE

Notissima e molto apprezzata famiglia di quarzi, a cui appartengono l'occhio di gatto, l'occhio di toro (o bue), l'occhio di tigre, l'occhio di falco. I diversi colori sono dovuti al grado di alterazione subiti dalle sostanze che lo compongono.
In quarzo gatteggiante si vedono sovente, oltre a bellissime collane e affascinanti ciondoli, stupende sculture spesso a tema religioso, poichè presso i popoli dell'estremo oriente vengono tutt'ora attribuite mirabolanti proprietà esoteriche a questo materiale dall'aspetto misterioso.
Il delizioso fenomeno del gatteggiamento (a volte ben più evidente che nel più pregiato crisoberillo gatteggiante), è dovuto alla presenza di fibre parallele di crocidolite sostituite dal quarzo per pseudo-morfosi, e non è raro trovare accostati nello stesso soggetto i colori di due distinte varietà.
Come al solito, Brasile, India, Sri Lanka e Sud Africa sono le principali zone d'origine.

QUARZI INCLUSI

Una famiglia importante di quarzi, tra l'altro molto apprezzata dai collezionisti, è quella che riunisce il quarzo macro-cristallino con inclusioni caratteristiche e particolarmente attraenti dal punto di vista estetico.
In cristalli (di solito completamente incolori e limpidi) si nota a volte un e ffetto di iridescenza, a causa dell'interferenza della luce in minute fratture piene di liquido o di aria: in tal caso il cristallo prende il nome di quarzo iris, o quarzo arcobaleno.
Le fratture possono avere un'origine naturale o possono essere prodotte artificialmente scaldando e poi raffreddando immediatamente il campione.
Quando invece nel quarzo trasparente (soprattutto nelle varietà ialino e fumè) sono presenti inclusioni di rutilo, tormalina o altri cristalli (goetite, actinolite, epidoto), la varietà è indicata come quarzo rutilato, come suggerisce il nome del minerale che si incontra con maggiore frequenza. Dal punto di vista commerciale questa varietà, impreziosita da tali inclusioni (solitamente dall'aspetto aghiforme e di color dal rossastro al dorato) prende il nome di Capelli di Venere, Capelli di Teti, Frecce d'amore.

OPALE

L'opale è una sostanza amorfa (priva cioè di una struttura cristallina) costituita da microscopiche sfere di quarzo, tridimite e cristobalite ammassate a stretto contatto tra di loro.
La struttura che ne deriva, per effetto di fenomeni ottici quali la diffrazione e la diffusione della luce, d' origine a pregiati giochi di luce che rendono questa materia particolarmente appetibile come materiale per gioielleria.
Quando le sferette in oggetto si presentano di dimensioni diverse, e sono raggruppate in maniera disordinata, si ha come effetto ottico finale l'opalescenza, tipica dei soggetti classificati come opale comune, mentre nel caso di una disposizione perfettamente ordinata in senso tridimensionale delle stesse sferette (aventi dimensioni regolari e simili fra loro), si ha invece il ben più apprezzato "arlecchinamento" caratteristico dell'opale nobile.
L'opale si estrae da vene o da masse terrose e compatte, a volte concrezionate e/o stalattitiche, ed è un minerale che non presenta sfaldatura; ha una frattura concoide e un lustro che varia dal vitreo, al cereo fino al perlaceo.
Nella sua bellezza, questa gemma ha però la spiacevole tendenza a perdere parte dell'acqua dispersa nella sua massa, soprattutto a causa del riscaldamento (anche moderato: sole, faretti da vetrina, ecc.), e ciò causa un progressivo (e quasi sempre irreversibile) scadimento qualitativo del materiale per l'attenuarsi dei summenzionati fenomeni ottici.
Dal punto di vista commerciale, le diverse qualità di opale vengono classificate in funzione dell'aspetto, del colore, della trasparenza e, soprattutto, dell'evidenza degli effetti ottici che gli esemplari presentano.
L'opale comune, infatti, è abitualmente traslucido, di colore bianco grigiastro, mentre l'opale latteo, quasi sempre trasparente ma lattiginoso, mostra a volte riflessi blu e verdi su di un fondo bianco.
L'opale nobile è caratterizzato da una varietà di colori ben più ampia, con iridescenza a macchie di dimensioni ampie e deliziosamente sfumate.
L'opale arlecchino ha, nella maggior parte dei casi, un fondo grigio nerastro con iridescenze a chiazze di piccole dimensioni, dai contorni nitidi e ben definiti, tanto da essere inconfondibile nell'intera galassia delle gemme.
Ultima varietà quasi sempre trasparente, interessante per la gioielleria, è l'opale di fuoco, dalle splendide tonalità che spaziano dal giallo chiaro ad un rosso intenso, a causa di minutissime inclusioni di ossido di ferro.
Il pregio degli esemplari consiste nella vellutata saturazione del colore che, a differenza delle precedenti varietà, non presenta il fenomeno dell'iridescenza in modo particolarmente evidente.
Per completezza di argomento aggiungeremo anche l'opale matrice, costituito da minerale con varie iridescenze (opale nobile o arlecchino) associato ad una roccia di base, opaca, bruna o grigiastra.
Il materiale pregiato, presente in stratificazioni sottili, viene reso utilizzabile grazie all'abilità dei tagliatori che, con un attento calcolo degli spessori, realizzano individui con dimensioni (e consistenza) adatti per l'impiego ornamentale.
Viene tagliato soprattutto a cabochon, quando il minerale di partenza è opaco o traslucido, mentre nel caso di opali di fuoco con buona trasparenza non è infrequente incontrare anche individui faccettati, in forme diverse.
Le varietà più pregiate richiedono anche una particolare attenzione durante le fasi del taglio perchè facilmente deteriorabili. Per inciso, ricorderemo come i commercianti e i tagliatori di opale arlecchino siano soliti conservare il grezzo immerso in acqua per evitare, o almeno rallentare, l'indesiderato fenomeno della disidratazione. Curiosamente, nel nord Europa, l'opale è considerato pietra di fidanzamento, mentre alle nostre latitudini soffre le conseguenze di una superstizione negativa, la cui leggenda è però ignota ai più; ritrovato ai tempi dei Faraoni nella valle di Assuan, in Egitto, veniva lavorato da schiavi che, oltre a non avere stipendio, disponevano necessariamente di strumenti solo rudimentali.
Ovvio quindi che molti esemplari, per la fragilità intrinseca della materia, non superassero indenni le fasi di lavorazione.
La conseguenza allora non poteva che essere nefasta per il povero tagliatore, che probabilmente avrebbe preferito scolpire le pietre delle piramidi: certo più faticose da lavorare, ma senz'altro più robuste e, comunque, molto meno pericolose!
E' necessario ricordare che molti degli opali che si trovano in commercio sono in realtà dei soggetti compositi, cioè pietre assemblate in modo da presentare l'aspetto dell'opale, ma costituite in realtà con una base di calcedonio nero (o vetro) su cui viene incollato uno strato sottilissimo di opale nobile; il tutto viene quindi completato con una semi-sfera di quarzo ialino o di vetro incolore, con risultati apprezzabili o, comunque credibili ad un'ossevazione superficiale.
Addirittura, per economizzare ulteriormente la produzione, si sostituisce l'opale naturale con una laminetta di opale sintetico, o di un particolare vetro denominato "slocum".

GRANATI

Il termine granato richiama subito alla mente i conosciutissimi cristalli color rosso porpora il che, se è del tutto comprensibile, non giustifica peò? l'abitudine di indicare le varietà diverse solo con i nomi che le contraddistinguono, quasi fossero specie a sè stanti.
Si trascura così la denominazione completa di splendidi esemplari, i cui colori variano dal verde brillante al giallo cognac, dal verde oliva al giallo aranciato.
La famiglia dei granati, chimicamente, è identificabile come un silicato composto da parecchi elementi, la cui presenza varia in funzione della varietà di appartenenza e quindi del colore finale.
Il granato cristallizza nel sistema cubico e pertanto le gemme sono tutte monorifrangenti, con un indice di rifrazione piuttosto elevato e compreso fra 1,720 e 1,890 a seconda del chimismo del soggetto.
Anche la densità varia in modo analogo, e da un minimo di 3,55 può superare il valore di 4,20. Soggetti eccellenti per il taglio, i granati hanno una durezza media di 7 - 7,5 e difficilmente presentano sfaldatura, mentre la frattura è concoide.
In gioielleria si potrebbero utilizzare praticamente tutte le varietà esistenti, anche se in pratica ci si limita alla commercializzazione soltanto delle varietà più note. Ecco quindi una breve descrizione di queste ultime.

ALMANDINO

E' il granato per antonomasia, quello che, prima o poi, tutti hanno avuto modo di ammirare, magari in oggetti dal fascino antico.
Ha un colore rosso vivo, sovente tendente al viola, con il ferro come elemento caratterizzante, tra l'altro estremamente evidente nell'analisi allo spettroscopio.
Sono piuttosto rari i cristalli privi di caratteristiche interne, il che rappresenta un notevole aiuto per l'identificazione mediante analisi gemmologica poichè, anche grazie a queste, il gemmologo esperto può ridurre efficacemente le ipotesi di partenza. Tra le inclusioni tipiche possiamo citare cristalli aghiformi di rutilo, incrociati fra di loro, gruppi di cristalli di apatite, piccoli cristalli di zircone, laminette di mica biotite ed infine cristalli di pirite dall'aspetto metallico.
Rari e molto ricercati dai collezionisti, i granati con effetto "asteria" solitamente con stella a quattro bracci. Storicamente, o forse solo folcloristicamente, si fa risalire il suo nome alla città turca di Alabanda, da cui pare provenisse la maggior parte delle gemme in circolazione.
Oggi, i giacimenti più produttivi si trovano in Boemia, Tanzania, Zambia, Sri Lanka, Brasile, Russia, Svizzera e Austria.

PIROPO

Cristallo solitamente di colore rosso intenso, che può arrivare fino al rosso cupo, a volte mostra una lucentezza quasi metallica. Questa varietà è perfettamente miscibile con l'almandino, di cui rappresenta il temine dell'estremità opposta: è infatti impossibile fissare con precisione un confine esatto fra le due varietà, anzi una determinata miscela fra i due, quella che sovente evidenzia un colore più brillante e gradevole, viene classificata (non solo commercialmente) con il nome di rodolite.
L'etimologia del termine piropo risale ancora una volta alla lingua greca, il cui significato originale corrisponde, pressapoco, a "occhio di fuoco".
I cristalli si ritrovano tanto nei giacimenti primari quanto in quelli secondari, costituiti da ghiaie alluvionali.
Gli esemplari più pregiati, e le quantità più rilevanti, provengono da diverse zone, le più importanti delle quali sono lo Zimbabwe, il Madagascar, il Sud Africa, gli Stati Uniti, il Brasile, la Siberia e la Boemia.

DEMANTOIDE

Senza dubbio è il granato più pregiato, perchè è molto difficile trovare cristalli con dimensioni vicine al centimetro. E' l'unica varietà della famiglia delle andraditi che si usi in gioielleria, mentre le topazioliti, le melaniti, le colofoniti e le schorlaniti sono conosciute ed apprezzate solo dai collezionisti più raffinati. Il colore varia da un bellissimo verde smeraldo (rarissimo!) ai più comuni verde giallognolo e verde oliva.
Il cromo è il responsabile della colorazione verde, ed il nome deriva dall'aspetto adamantino che, anche in conseguenza dell'alto indice di rifrazione, caratterizza questa meravigliosa gemma.
Il demantoide presenta sovente un'inclusione caratteristica, formata da fibre d'amianto con disposizione particolare, denominate "a fascio d'erba" o "a coda di cavallo", il che permette agli osservatori un'immediata identificazione.
I soli giacimenti di una certa importanza si trovano in Italia, in val Malenco, ed in Russia (monti Urali).

TZAVORITE

E' la varietà più conosciuta e pregiata del granato grossularia, e viene anche denominata cromogrossularia in funzione del cromo che è responsabile del suo tipico, brillante colore verde intenso.
Scoperta solo di recente, compete in bellezza con gli smeraldi di ottima qualità, il che spiega le molte energie investite attualmente nella ricerca di giacimenti produttivi.
I più importanti si trovano in Kenya ed in Tanzania, principalmente nella regione del fiume Tsavo (da cui ne deriva il nome).
Ricordiamo per completezza l'idrogrossularia, varietà massiva di solito verde della grossularia, a volte erroneamente denominata "giada del Transwaal" o, ancora peggio, "granato giada" per la marcata somiglianza con la giada giadeite.

CRISOBERILLO

Famiglia non particolarmente apprezzata in gioielleria, che però vanta due luminose eccezioni: l'alessandrite ed il cimofane, cioè il crisoberillo gatteggiante "occhio di gatto".
Cristallizza nel sistema rombico e quindi birifrangente e biassico, il crisoberillo è un alluminato di berillio; gli esemplari presentano saturazioni di colore variabili dal giallo chiaro al giallo verde, fino al bruno verde, di solito di una intensità non particolarmente marcata.
La sua densità si aggira attorno al valore di 3,73 e gli indici di rifrazione sono vicini a quelli del corindone (1,746 - 1,755).
Le inclusioni non sono particolarmente significative, e sono principalmente costituite da "piume liquide".

ALESSANDRITE

Si tratta certamente di una delle gemme più rare, ricercate ed apprezzate di tutto il settore gemmologico. La sua scoperta nei giacimenti russi dei monti Urali (Takowaya) risale al 1830, ma è solo meno di cento anni fa che, con la scoperta di nuovi filoni più a sud, la gemma cominciò ad essere diffusa ed apprezzata nel mondo. Fu chiamata così in onore del giovane principe Alessandro, il futuro zar Alessandro II°, e la leggenda racconta che il primo esemplare fu ritrovato proprio nel giorno del suo compleanno. In ogni caso, lo zar ne fu il primo, felice estimatore.
La sua caratteristica peculiare, particolarmente marcata, è quella della cangianza.
I campioni più belli, infatti, mutano il colore passando da un verde prato, in luce solare, ad un intenso color rosso lampone, in luce artificiale (lampade a filamento).
In rari esemplari è presente anche il fenomeno del gatteggiamento. Attualmente, le alessandriti sono rinvenute anche in giacimenti brasiliani, cingalesi, birmani, nonchè in Zambia ed in Zimbabwe.
Attenzione: esistono in commercio sintesi di alessandrite molto sofisticate, di costo anche elevato; tuttavia, gli esemplari riportati da turisti perlopiù ignari sono, di solito, costituiti da un banale corindone sintetico.
Il riconoscimento non presenta difficoltà, presentando oltretutto una cangianza simile, ma non certo uguale, a quella della alessandrite naturale.

OCCHIO DI GATTO

Il crisoberillo "occhio di gatto", o cimofane, è la sola specie che può essere chiamata "occhio di gatto" senza l'obbligatorietà della precisazione "crisoberillo".
Questo per ricordare che è consuetudine errata denominare in tal modo tormaline, berilli e soprattutto i meno pregiati quarzi che presentino lo stesso fenomeno. Presente in natura nelle sfumature di colore dal giallo verde al giallo bruno, questa varietà viene abitualmente tagliata a cabochon per dare il massimo rilievo all'effetto ottico che la impreziosisce. Il "gatteggiamento" è originato da lucenti e fittissimi canali isoorientati, simili a fili di seta.
La quasi totalità degli esemplari in circolazione proviene dal Brasile e, soprattutto, da Sri Lanka, ove pare venissero utilizzati anche come amuleto contro gli spiriti maligni.
In questi ultimi anni ha preso il sopravvento, nel campo delle imitazioni, un prodotto artificiale ottenuto dalla fusione di fasci di fibre ottiche, le quali, opportunamente tagliate con orientamento adatto e a forma di cabochon presentano un marcato effetto di gatteggiamento. L' effetto può essere del tutto simile a quello dei naturali, ma le rimanenti proprietà caratteristiche sono completamente diverse e ne consentono un'immediata identificazione.

TORMALINA

L?origine del nome tormalina pare derivi dall'antica parola cingalese "Turamali" che significa "gemme miste", termine riferito sia alla molteplicità dei colori sia a una non precisa individuazione gemmologica delle gemme stesse. In realtà, i vari tipi di tormaline, che appartengono a una grande famiglia di minerali diversi, dal punto di vista chimico possono essere considerati dei borosilicati di alluminio con ferro, magnesio ed altre sostanze, fra di loro isomorfe.
La tormalina cristallizza nel sistema trigonale, possiede una lucentezza vitrea e una durezza di circa 7 - 7,5. La densità varia in funzione del chimismo, da 3,02 a 3,15, e così pure l'indice di rifrazione che di solito presenta valori di 1,620 e 1,640, con una birifrangenza abbastanza costante di 0,020. Grazie a questa caratteristica abbastanza marcata, in gemme di media grandezza (3-4 ct circa) appare con decisa evidenza il fenomeno dello sdoppiamento degli spigoli.
I cristalli che presentano inclusioni sono abbastanza frequenti: tipiche e comuni sono quelle liquide "a piume" e "a bandiera". Degna di nota è anche la presenza di cristalli negativi, veli liquidi, fratture e inclusioni varie di tipo cristallino.
Una delle proprietà principali delle tormaline, caratteristica che dovrebbe sempre essere considerata in fase di taglio, è il notevole pleocroismo, cioè la proprietà che la gemma ha di variare il colore o la tonalità dello stesso a seconda della direzione dalla quale viene osservata.
In queste gemme il color giallo bruno è determinato da ferro trivalente, mentre le tonalità dell'azzurro sono originate dal ferro bivalente. Se il magnesio sostituisce il ferro, le tonalità diventano più chiare; mentre al manganese sono dovute le sfumature del rosa e del rosso; le tonalità del verde, infine, sono in gran parte dovute alla presenza di cromo e vanadio.
Come già accennato, i colori della tormalina coprono l'intera gamma cromatica, con molteplici sfumature e saturazioni e, come di consueto, sono state identificate con nomi specifici. La tormalina rossa è certamente la più importante, nota come rubellite è particolarmente apprezzata tanto dai gioiellieri, quanto dai collezionisti. Esistono esemplari di tutte le tonalità, dal rosa pallido al rosso scuro, mentre il colore più pregiato è compreso nella gamma che va dal rosso al rosso porpora.
Molto apprezzato e conosciuto è anche il color verde, soprattutto nelle saturazioni più brillanti che, oggi, prendono sovente il nome delle zone di provenienza (Carnaiba e altre); la precedente denominazione "verdite", di origine commerciale, tende invece ad essere abbandonata.
Appartengono a questa varietà tutte le tonalità del verde, che vanno dal verde pallido, al verde blu scuro, al verde giallastro. E' utile precisare come gemme di tale colore possano avere un colore così pallido da essere difficilmente rilevabile, o tanto scuro da rendere la pietra addirittura opaca.
E' molto raro trovare tormaline "indicoliti" caratterizzate da un tono di blu intenso, poichè, di solito, presentano sfumature tendenti al blu viola o blu verde. Infine, vi è un'ampia gamma di tormaline che evidenziano un colore giallo, giallo arancione, giallo bruno, verde bruno ed altri.
A causa di un forte pleocroismo e di un chimismo complesso si trovano con maggiore frequenza esemplari con colori molto chiari o molto scuri. I cristalli completamente incolori (tormalina var. acroite) sono rari e non significativi fra quelli usati in gioielleria. Quasi opaca, ed esteticamente poco attraente, la tormalina nera (conosciuta anche col nome di sciorlo), viene talvolta usata in gioielleria in sostituzione del giaietto, o del calcedonio nero.
Le tormaline policrome, oggi molto apprezzate anche dai gioiellieri, presentano nello stesso cristallo due o tre colori, abitualmente sfumanti dal rosa al verde, e separati da una zona incolore. E tanto più netto è il passaggio da un colore all'altro, tanto più viene apprezzata e ricercata la gemma.
Citiamo in ultimo le tormaline, di solito di colore verde, che presentano il fenomeno del gatteggiamento; la saturazione non è quasi mai particolarmente pregiata, ma questi esemplari hanno comunque un posto di rilievo proprio grazie a questo fenomeno ottico, comunque gradevole e non comune.
I giacimenti di tormalina sono di origine pegmatitica e sono sparsi un po' in tutto il mondo; è comunque in Brasile che si trovano le maggiori concentrazioni e i cristalli più validi per la gioielleria. Altri luoghi dove si estraggono buone quantità di cristalli sono Sri Lanka e Madagascar. Da ricordare anche i giacimenti dell'India, dell'Australia, della Tanzania, dello Zambia e della Russia (Urali).
In Italia è presente la varietà nera, soprattutto nelle pegmatiti delle Alpi occidentali. Nell'isola d'Elba si possono trovare cristalli di colore rosa e giallo, ma per rarità e dimensioni insufficienti non sono utilizzabili per il taglio ad uso ornamentale.
Una caratteristica della tormalina è anche quella di essere piroelettrica; infatti, se si riscalda un cristallo, questi si carica di elettricità con i segni opposti alle due estremità dell'esemplare.

TOPAZIO

Dal punto di vista chimico è un fluorosilicato di alluminio, ed è una delle gemme alternative più apprezzate; il topazio cristallizza nel sistema rombico e il suo abito cristallino è di solito un prisma a base rombica. Solitamente di ottima trasparenza, dalla sfaldatura molto facile, parallela alla base del cristallo, può presentare frattura concoide mentre la sua lucentezza è vitrea.
Varie sono le tonalità di colore nelle quali si può presentare il topazio, tonalità che potremmo suddividere in cinque gruppi principali:

1 ) colori che vanno dal giallo, giallo bruno all'arancio: il topazio brasiliano giallo arancione o giallo oro (colore "sherry") è denominato "topazio imperiale" in ambito commerciale, termine peraltro non consigliabile dal punto di vista prettamente gemmologico;

2 ) varie tonalità dell'azzurro: in Brasile si trovano topazi azzurri in quantità rilevanti, ma di piccole dimensioni.
E' opportuno precisare che buona parte dei topazi azzurri in commercio sono ottenuti per irraggiamento di cristalli incolori, poichè gli esemplari di elevata caratura, con colore naturale, in natura sono decisamente poco frequenti.

3 ) topazi rosa: i cristalli di colore rosa naturale sono rari e provengono dalla Russia, dal Pakistan e dal Brasile. Gli esemplari usati in gioielleria sono, per la maggior parte, gemme gialle brasiliane nelle quali il colore è stato modificato mediante trattamento termico.

4 ) topazio incolore: usato in passato come imitazione del diamante, col quale ha in comune soltanto la densità; infatti, la brillantezza, gli indici di rifrazione (birifrangente!) e la dispersione sono invece totalmente diversi (valori inferiori) e ne consentono un'immediata distinzione.

5 ) occasionalmente si incontrano varietà diverse, non indicate da alcun nome particolare: viola pallido, rosso, verde, verde - giallastro pallido.

Nel topazio le cause cromatiche sono generalmente dovute a "centri di colore", con la sola eccezione del rosa e di alcune componenti arancioni, saturazioni di colore queste che debbono il loro aspetto particolarmente pregevole alla presenza di cromo.
Giova ricordare come alcuni fra questi colori, in particolar modo le saturazioni brune, possono sbiadire alla luce e al calore, particolare da tenere ben presente in fase di utilizzo da parte degli operatori.
Gli indici di rifrazione del topazio variano da 1,609 a 1,620 per le gemme incolori, azzurre e verdi, e da 1,629 a 1,640 per quelle con saturazione di colore che varia dal giallo-bruno, al rosa e al rosso; la birifrangenza è di circa 0,008 / 0,010.
Come già accennato, la densità è largamente sovrapponibile a quella del diamante, in quanto varia da 3,52 a 3,53 per i colori giallo e rosa e da 3,56 a 3,57 per le tonalità dall'incolore all'azzurro intenso.
Il topazio possiede un pleocroismo da debole a distinto, a seconda del colore.
Lo spettro del topazio è generalmente assente e, in ogni caso, quasi sempre non diagnostico. La genesi di questa gemma è di carattere pegmatitico-idrotermale, e le inclusioni più frequenti sono quelle liquide con vari aspetti (a velo, a piuma, cristalli negativi ed altre). Tipiche sono le inclusioni a più fasi, contenenti anche due o tre liquidi non miscibili tra di loro.
A volte sono visibili piani di accrescimento paralleli e angolati, mentre molto rare sono le inclusioni cristalline, costituite principalmente da albite, apatite, goetite e muscovite.
I giacimenti più importanti e sicuramente più conosciuti sono quelli brasiliani del Minas Gerais, di origine pegmatitica, dai quali vengono estratti topazi di numerose tonalità: incolori, azzurri, verdi gialli e giallo bruni.
In Russia, nella catena degli Urali, si estraggono topazi di un bel colore azzurro, mentre nei giacimenti alluvionali di Sri Lanka e della Birmania si rinvengono topazi azzurri, incolori e verdi.
L'Australia, il Giappone, il Madagascar, il Messico, il Pakistan e gli Stati Uniti (California e Colorado) sono le altre località dove si possono estrarre topazi di qualità interessanti per uso gemmifero.


SPINELLO

Incerta l'origine del nome, che pare derivi dal greco "spinos", che significa scintilla, verosimilmente legata allo splendore dei colori delle varietà più belle.
La varietà gemmifera ha una buona trasparenza e una lucentezza vitrea, benchè non di rado si incontrino esemplari opachi del tipo massivo, tagliati a cabochon.
Lo spinello è un minerale allocromatico che appartiene alla classe degli ossidi, e la sua formula chimica (nella varietà più apprezzata dal commercio) è composta da magnesio, alluminio e ossigeno. Questa gemma cristallizza nel sistema cubico, presentando una frattura irregolare, di solito concoide, mentre la sfaldatura è scarsamente presente.
La sua durezza è 8, rappresenta infatti l'ottavo termine della scala di Mohs, ma ciò non è sufficiente a proteggerla dall'incuria di certi operatori che, scambiandola per un rubino, la danneggiano con la lima, a volte in modo irrimediabile.
La presenza di altri metalli in sostituzione dell'alluminio e del magnesio da origine a un ventaglio di varietà dai molteplici colori. All'estremo di questa serie vi sono esemplari quasi completamente opachi, e pertanto non interessanti per l'uso in gioielleria. Per completezza di informazione possiamo ricordare la ghanite, che ha come elemento caratterizzante l'ossido di zinco.
Cristallizzando nel sistema cubico, lo spinello è otticamente monorifrangente, con indici di rifrazione che variano da 1,708 a 1,720.
Per le varietà gemmifere il colore più importante è certamente quello rosso, ma molto apprezzate sono anche le tonalità che variano dal viola al rosa, dall'arancio al rosso porpora, che hanno il pieno diritto di figurare nelle collezioni più raffinate. Quando è di un bel colore rosso questo minerale compete alla pari con la bellezza dei più apprezzati rubini, e perciò viene chiamato anche "spinello nobile".
Come per il rubino, piccole quantità di cromo (1%-2 %), bastano a conferire a queste gemme un bellissimo colore rosso.
Caratteristico e diagnostico lo spettro di assorbimento, in particolare per gli esemplari con intensa saturazione rossa, ove la presenza del cromo lo rende alquanto simile a quello del rubino.
Una particolare attenzione meritano le caratteristiche inclusioni, spesso diagnostiche ed abbastanza consuete. Si incontrano infatti con buona frequenza cristalli di zircone con i tipici aloni brunastri (vedi rubino); piccoli cristalli opachi di forma ottaedrica (costituiti da spinelli ferrosi) disposti in file secondo precise direzioni cristallografiche, cristalli negativi con la classica forma ottaedrica, ed infine bellissime inclusioni bifasi ad angolo, chiamate anche "a punta di freccia". I giacimenti più importanti sono quelli birmani e quelli di Sri Lanka, entrambi di tipo secondario (alluvionale). Spinelli di buona qualità, ma in quantità meno rilevanti, si trovano anche in Anatolia, Afghanistan, Brasile, Stati Uniti (New Jersey) e Tailandia.

PERIDOTO

Viene chiamato anche olivina, soprattutto in mineralogia, a causa del suo colore che varia dal verde giallo, verde oliva al verde bruno. Un'altra denominazione prevalentemente commerciale (anni '50 e '60) era "crisolito", termine comunque usato anche per designare gemme di varietà diverse ma di colore simile al peridoto. E' un silicato di magnesio e ferro, cristallizza nel sistema rombico e di conseguenza birifrangente biassico; gli indici variano da 1,634 a 1,690 con una birifrangenza costante di 0,036.
Presenta uno spettro caratteristico in gran parte dovuto al ferro e un pleocroismo molto debole. Le sue caratteristiche fisiche sono caratterizzate da una frattura concoide e scheggiosa, e questo cristallo ha una durezza che varia da 6,5 a 7. Il peridoto è inerte ai raggi ultravioletti e le inclusioni più caratteristiche sono: cristalli di cromite e magnetite; inclusioni a due fasi;
lamine di biotite e piume liquide attorno ai cristalli di cromite dal caratteristico aspetto "a foglia di loto".
I cristalli provenienti dalle Hawaii possono contenere gocce vetrose estremamente caratteristiche e diagnostiche. Questa gemma è attaccabile dagli acidi, soprattutto dall'acido solforico e, dal punto di vista chimico, è una miscela isomorfa di forsterite e fayalite, con una netta predominanza di quest'ultima (circa il 90%). I principali giacimenti si trovano, oltre che nelle già citate Hawaii, nel mar Rosso, sull'isola vulcanica di Zebirget a 300 Km a est di Assuan. Per inciso, ricorderemo che da questo luogo sono estratte olivine da più di 3.500 anni. Altri giacimenti si trovano in Birmania, Sud Africa (spesso associato al diamante), Australia, Messico, Brasile e Sri Lanka. In Europa l'unico giacimento degno di nota è situato in Norvegia.

ZIRCONE

Malgrado la parola "zircone" sembri derivare da quella persiana "zargun" che significa gemma di "color oro", le numerose varietà spaziano dall'incolore al giallo, al bruno, all'arancio, al rosso, al viola, al blu e al verde.
Chimicamente è un minerale allocromatico come il rubino e lo smeraldo, infatti se allo stato puro, è completamente incolore. Molto probabilmente il colore è dovuto all'azione degli elementi radioattivi quali uranio e torio.
Elementi che, col passare del tempo, (ere geologiche, beninteso!) producono variazioni a volte considerevoli nelle proprietà fisiche dello zircone stesso.
Si è soliti quindi classificarlo gemmologicamente in "alto", "medio" e "basso" in base alla densità e agli indici di rifrazione più o meno elevati.
Negli zirconi "bassi (metamittici) di colore verde o arancio, la trasformazione interna dovuta agli elementi sopra citati può essere tanto notevole da far sembrare la gemma quasi amorfa. La maggior parte degli zirconi in commercio sono però del tipo "medio" e solo gli esemplari più pregiati, del tipo "alto" sono stati usati come imitazione del diamante fino ai primi anni del nostro secolo. Lo zircone è un silicato di zirconio Zr(SiO4), cristallizza nel sistema tetragonale, è molto friabile ed ha una frattura concoide; nelle qualità "alte" presenta una lucentezza adamantina.
La durezza varia da 6 per quelli metamittici fino a 7,5 per quelli "medi" e "alti" e la densità è compresa fra 3,9 e 4,7. Gli indici di rifrazione sono tutti superiori alla scala del rifrattometro e spaziano fra 1,810 e 1,980; la birifrangenza, quasi nulla nei campioni metamittici, può arrivare fino a 0,060 negli esemplari otticamente più validi.
Il pleocroismo varia in funzione dei colori, come pure lo spettro che, nelle gemme "medie" e "alte", è tanto caratteristico da essere diagnostico. Facile da rilevare per la visibilità ed il numero delle linee di assorbimento, soprattutto negli esemplari con buona intensità di colore, nel gergo degli addetti questo tipo di spettro viene abitualmente definito "a canne d'organo", ed è forse quello che dà maggiori soddisfazioni ai neofiti della gemmologia.
Le caratteristiche interne più tipiche e frequenti, in questi cristalli sono bande di accrescimento colorate, nonchè cristalli di zircone stesso, solitamente contornati dai classici aloni brunastri di tensione.
I colori più comuni in natura sono quelli verde-bruno e rosso-bruno, mentre gli esemplari completamente incolori sono molto rari. Questi ultimi sono tagliati per la maggior parte a brillante e, come già accennato, furono usati per lungo tempo come imitazione del diamante grazie al loro alto indice di rifrazione.
Lo zircone sintetico non è abitualmente in commercio, ed è interessante solo dal punto di vista scientifico. Sovente si usa erroneamente denominare "zircone" un ottimo prodotto artificiale, la cui definizione corretta è "zirconia cubica", o anche "cubic zirconia": questa è infatti un ossido di zirconio cristallizzato nel sistema cubico e, possedendo caratteristiche completamente diverse, non ha niente a che vedere con il sopracitato zircone.
Questo cristallo è presente un pò dovunque nella crosta terrestre, ma i giacimenti più ricchi sono quelli alluvionali di Sri Lanka, della Birmania, della Cambogia, della Tailandia e del Vietnam. A Sri Lanka si trovano gli zirconi dai colori più belli, eccezion fatta per quelli di color azzurro che si trovano nei giacimenti birmani insieme alle varietà bruno - cognac.
Giacimenti di una certa importanza sono anche quelli dell'Australia, del Brasile, del Madagascar e della Tanzania.
Anche in Italia, soprattutto nel vicentino, si possono trovare cristalli di zircone da taglio, ma sono molto rari e non superano quasi mai le dimensioni di 6 - 8 mm. E' proprio grazie agli zirconi che, in certi casi, si è riusciti a determinare l'età assoluta dei giacimenti che li contengono, poichè la determinazione del rapporto tra uranio e torio (rispetto al piombo formatosi) permette il calcolo dell'età assoluta del cristallo ospite e così anche quella del giacimento primario dal quale il campione è stato estratto.

TANZANITE

Gemma stupenda scoperta casualmente in Tanzania il 7 luglio 1967, pare ad opera di un sarto. Appartiene alla vasta famiglia delle zoisiti, o thuliti (così chiamate in onore del barone norvegese Von Zois di Thule).
Le prime tanzaniti affascinarono immediatamente i fortunati possessori con il delizioso colore blu, morbido e delicato che sfumava da un verde giallognolo fino ad un vellutato rosso porpora. Caratteristica peculiare di questa gemma è il marcato pleocroismo che la rende facilmente riconoscibile dagli zaffiri con saturazioni di colore simili.
La rarità degli esemplari era però tale da precludere una diffusione sufficiente per farli conoscere al grande pubblico. Successivi ritrovamenti evidenziarono però la disponibilità di campioni con colori più tenui (lavanda, blu pallido e giallo chiaro), oppure con saturazioni meno gradevoli, tendenti al bruno. Fu notato allora che sottoponendo per qualche ora, tali cristalli ad un riscaldamento a circa 380° se ne migliorava notevolmente l'aspetto, fino ad assimilarlo alla saturazione di colore delle prime tanzaniti estratte. Da ciò consegue la pratica, tuttora in uso, di procedere ad un trattamento in forno per replicare il fenomeno naturale all'origine di tanta bellezza.
Per inciso, il riscaldamento artificiale è una pratica rischiosa e applicabile solo su esemplari privi di caratteristiche interne macroscopiche: la loro presenza causerebbe infatti (per dilatazione) la frattura del soggetto.
La disponibilità, se non l'abbondanza, del materiale giustificò allora un notevole impegno promozionale da parte del commercio (Tiffany), promozione che rese questa gemma una delle regine del mercato degli anni '70.
Interessante notare come, dagli anni '80 in poi, i mutamenti politici nelle zone di estrazione abbiano, con la riduzione delle esportazioni, reso meno remunerativi tali investimenti, tanto che la tanzanite, oggi, è una gemma ambita quasi esclusivamente dai collezionisti e dal pubblico femminile esteticamente più raffinato. Oltre al già citato pleocroismo, la tanzanite è otticamente birifrangente biassica, con indici di rifrazione di 1,690 per e 1,700 per e una birifrangenza di circa 0,0c . La densità di circa 3,35, la lucentezza è vitrea e i cristalli mostrano una dispersione molto elevata.
Eccellenti le possibilità di taglio e attuabili praticamente in tutte le forme, essendo del tutto assente la sfaldatura. Sono però necessarie le cautele derivanti dalla durezza relativamente bassa (6,5 - 7), per cui è preferibile utilizzare le gemme per oggetti (ciondoli, collane ed orecchini) che ne riducano l'usura ed il rischio di urti. Spiace ricordare come, sovente, la particolare bellezza delle tanzaniti le abbia fatte credere zaffiri, e perciò danneggiare nella fase di un'incastonatura eseguita senza le precauzioni del caso.
Giacimenti di rilievo si trovano anche negli Urali, in Australia, in Cile, in Rhodesia e negli Stati Uniti (Arizona).

CORDIERITE

Gemma che presenta uno stupendo colore blu, in tutte le sfumature fino al viola. Deve il suo nome ad un famoso mineralogista francese P.L.A. Cordier, ma anche conosciuta, per lo meno a livello commerciale, con il nome di iolite (derivante dal greco Ion + Lithos, pietra viola).
Viene a volte denominata dicroite, in funzione del suo marcato pleocroismo.
Dal punto di vista ottico è birifrangente biassica, con valori che spaziano fra 1,542 a 1,552, con una birifrangenza di circa 0,010. Caratterizzata da una densità piuttosto bassa (simile a quella dei quarzi) che varia fra 2,58 a 2,64, ha una durezza da 7 a 7,5 a seconda della direzione di rilevamento.
Dal punto di vista chimico è un silicato di magnesio e alluminio, e il suo colore è dovuto, oltre che al già citato magnesio, anche alla presenza di atomi di ferro nel reticolo cristallino. La cordierite manifesta un pleocroismo particolarmente evidente, i cui colori spaziano da un blu viola, a un blu pallido fino ad un giallo, a volte tenue.
I cristalli di questa splendida gemma sono caratterizzati con discreta frequenza da laminette di mica, fessure risanate e zonature di colore anche molto estese. Storicamente, la cordierite è stata erroneamente chiamata "zaffiro d'acqua", forse a causa dell'origine (alluvionale) dei giacimenti. Le zone d'origine più importanti sono Sri Lanka e il Madagascar, mentre buone produzioni sono segnalate anche dal Brasile e dalla Birmania (oggi Myanmar). Difficilmente fusibile al cannello, è praticamente inattaccabile dai diversi acidi in uso nelle produzioni orafe. Si presta quindi ad un esteso impiego in oreficeria, tanto per il gradevole aspetto, quanto per il livello decisamente ragionevole delle quotazioni commerciali.

SCAPOLITE

Gemma relativamente poco conosciuta e, soprattutto, scambiata soventemente con il ben più comune quarzo, si ritrova in natura in una gamma di colori, tutto sommato, abbastanza estesa: oltre all'incolore, le scapoliti possono presentare saturazioni di colore che spaziano dal giallo, al rosa, al viola. Chimicamente, è un silicato complesso di sodio, calcio e alluminio e poichè cristallizza nel sistema tetragonale, dal punto di vista ottico è birifrangente uniassica. I valori dell'indice di rifrazione e del peso specifico sono, in molti casi, sovrapponibili a quelli del quarzo, ed estremamente diagnostico è il rilevamento del segno ottico dopo un accurato esame al rifrattometro.
La scapolite presenta, soprattutto in funzione dei colori più marcati, un pleocroismo molto evidente e sufficientemente diagnostico.
Non sono rari gli esemplari che presentano un vellutato effetto di gatteggiamento, in sfumature di colore dal rosa al viola.
I più importanti luoghi di estrazione sono: la Birmania, il Brasile, il Madagascar e la Tanzania.

ANDALUSITE

Il nome di questa gemma deriva dall'Andalusia, celeberrima regione della Spagna dove cristalli di questa specie venivano estratti ancora prima della scoperta del nuovo mondo. Si presenta, nella maggior parte dei casi con colori compresi da un verde brunastro, al giallo verde, fino al rosso bruno.
Dal punto vista chimico è un silicato di alluminio e cristallizza nel sistema rombico, con una densità che varia da 3,12 a 3,18. I suoi cristalli hanno una durezza di circa 7,5 nella scala di Mohs, e si prestano a essere sfaccettati con ottimi risultati anche dal punto di vista estetico.
Otticamente è birifrangente biassica con valori tipici compresi fra 1,640 e 1,650, con una birifrangenza di 0,007.
Importante, ed estremamente caratteristico (al punto di renderla riconoscibile quasi immediatamente) è il marcato pleocroismo che varia da un giallo, a un verde oliva, a un rosso bruno.
Oltre che in Andalusia, questa gemma è rinvenuta in quantità commercialmente importanti in Brasile, Sri Lanka, Canada (Quebec), Russia (Urali), U.S.A. (Massachussetts e Maine).
Per concludere, vale la pena di ricordare che esemplari di grandi dimensioni, almeno fra quelli trasparenti, sono estremamente rari.
La varietà massiva, molto caratteristica per la tipica croce nera presente su fondi grigi o giallastri, viene chiamata chiastolite, e in tempi remoti veniva correntemente usata come amuleto.
Quasi superfluo aggiungere che, per evidenziare la croce, il taglio più usato era il cabochon molto appiattito.


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