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Corindone

E' senza dubbio la famiglia di pietre preziose più importante e il suo nome deriva dal termine indù KURAND o KURUVINDA, utilizzato in India per descrivere una qualità impura di corindone.
La sostanza fondamentale dei corindoni, cioè l'ossido di alluminio, è molto frequente nella crosta terrestre, benchè le varietà gemmifere e trasparenti siano molto rare, ciò spiega una certa abbondanza di questo materiale in natura.
La qualità opaca e massiva prende il nome di "smeriglio" e viene usata come abrasivo per scopi industriali, data la sua durezza. Il corindone è una specie mineralogica che allo stato puro è idioacromatica (incolore) e che per allocromatismo può dare luogo a gemme dai colori più disparati.

VARIETA'

Vengono distinte in funzione del colore:
* RUBINO - dal rosso rosato al rosso bruno
* ZAFFIRO - dal blu al blu violaceo, al blu verdastro
* PADPARADSCIA - dal giallo rosato al giallo oro arancio

Vi sono poi altre colorazioni come il rosa tenue, il giallo verde, il verde e l'incolore che non hanno un nome caratteristico e debbono essere indicati come "corindone giallo", "corindone verde", eccetera.

CARATTERISTICHE FISICO-OTTICHE DELLA FAMIGLIA DEI CORINDONI

- Classe e composizione chimica. Il corindone appartiene alla classe degli ossidi e allo stato puro è un sesquiossido di alluminio (Al2O3) .
- Sistema di cristallizzazione: trigonale, classe scalenoedrica, cioè quella di maggior simmetria (oloedrica).
- Sfaldatura: difficilissima.

CORINDONE

- Frattura: concoide.
- Trasparenza: da trasparente (nelle varietà più pregiate) a traslucido, a opaco.
- Lucentezza: vitrea.
- Durezza: 9 (è stato scelto come nono termine della scala di Mohs).
- Densità: circa 4, con oscillazioni da 3,98 a 4,02 per quanto riguarda le varietà usate in gioielleria.
- Indici di rifrazione: da 1,760 a 1,767 per da 1,768 a 1,773 per
- Birifrangenza: 0,009 (abbastanza costante).
- Carattere e segno ottico: uniassico negativo.
- Dispersione: 0,018 per l'intervallo B - G dello spettro solare.

RUBINO

Questa gemma, come già detto in precedenza, presenta una grande varietà di sfumature del rosso: dal rosso vivo, al rosso porpora, al rosso rosato, al rosso carminio, al rosso violaceo, al rosso bruno; il suo nome deriva dal latino medioevale "rubinus", a sua volta derivato dal latino classico "ruber" = rosso.
Se il corindone allo stato puro è incolore, il rubino deve il suo colore ad alcuni atomi di cromo (fino al 2% circa) che vanno a vicariare gli atomi di alluminio; in alcuni casi, oltre al cromo e soprattutto in presenza di rubini dal colore rosso violaceo, si può rilevare la presenza di ferro trivalente, sempre vicariante con l'alluminio.

L'abito cristallino tipico del rubino è prismatico, in genere tabulare ed abbastanza tozzo. Classico è l'aspetto a botticella dovuto alla presenza di una bipiramide. Ai raggi U.V., ai filtri incrociati e al filtro Chelsea, il comportamento del rubino varia a seconda della sua provenienza e al suo contenuto di cromo e di ferro.
In linea di massima, il rubino ai raggi U.V. ad onda lunga si presenta di un rosso vivo brillante e ai raggi U.V. ad onda corta di un rosso smorzato.
Inoltre si può notare che la presenza del cromo è direttamente proporzionale all'intensità della fluorescenza, mentre quella del ferro tende ad attenuarla.
Il pleocroismo dei rubini varia a seconda del colore, è comunque di solito ben distinguibile e il colore più piacevole corrisponde alla direzione del raggio ordinario.
Lo spettro del rubino è estremamente caratteristico e il più delle volte facile da analizzare: più precisamente presenta: una linea di assorbimento a 4685 ù. e una doppietta rispettivamente a 4750 ù. e a 4765 u. Si nota inoltre una fascia di assorbimento centrata a circa 5500 u., più o meno marcata a seconda dell'intensità di colore della gemma. A 6592 ù. e a 6680 ù. si trova una debole doppietta, non sempre facilmente osservabile.
Infine è visibile una netao doppietta a 6942 ù. e a 6977 ù. dovuta al cromo.
Se lo spettro viene analizzato in luce riflessa anzichè in luce trasmessa, quest'ultima doppietta appare di emissione invece che di assorbimento (due linee luminose invece di due linee scure).

PRINCIPALI GIACIMENTI

I giacimenti più importanti e più antichi sono quelli birmani. Altri luoghi dai quali si estrae una rilevante quantità di gemme commercialmente valide sono il Siam, lo Sri Lanka (Ceylon), il Kenia e la Tanzania.
Di minore importanza sono i giacimenti che si trovano in Afghanistan, in Australia, in Rhodesia e negli Stati Uniti (Montana e Carolina del Nord ).


CARATTERISTICHE INTERNE (inclusioni)

I rubini presentano vari tipi di inclusioni grazie alle quali si può effettuare la distinzione tra naturali e sintetici. A volte inoltre, grazie alle inclusioni, un gemmologo dotato di buona esperienza può avere informazioni attendibili circa il luogo di origine delle gemme.
E' però doveroso sottolineare che in base alle inclusioni la provenienza di una pietra non è quasi mai determinabile in modo sicuro, poichè possono esistere giacimenti diversi e lontanissimi tra di loro la cui origine geologica è molto simile e che, di conseguenza possono aver prodotto esemplari con caratteristiche interne di aspetto quasi identico.
Per una schematizzazione a puro scopo didattico, le principali inclusioni dei rubini naturali sono state suddivise in quattro principali aree di provenienza, in considerazione delle caratteristiche interne più significative, o comunque più frequenti:

BIRMANIA:

a ) laminette trasparenti di mica con gli spigoli arrotondati
b ) cristalli aghiformi di rutilo, corti, disposti secondo tre ordini paralleli alle facce del prisma esagonale, che si incrociano con angoli di 60° e di 120°. Questo tipo di inclusioni è generalmente causa dell'effetto "seta".
c ) cavità aghiformi o canaletti, che si dispongono come i cristalli di rutilo
d ) cristalli aciculari di calcite, disposti a 120°, anch'essi responsabili, in alcuni casi, dell'effetto seta
e ) colore che si dispone in volute sfumate dette "melassa"
f ) cristalli tozzi e ben formati di rutilo
g ) cristalli arrotondati di zircone, granato, olivina, titanite e apatite
h ) cristalli ottaedrici di spinello, isolati o raccolti in piccoli gruppi
i ) cavità a forma del cristallo ospitante, riempite da liquido o gas (cristalli negativi).

SIAM:

a ) cristalli tondeggianti di solfuri (pirite e pirrotite)
b ) piume consistenti in un "reticolato" di sottili canali che includono spesso numerose piastrine esagonali (slabs), inclusioni nere e inclusioni tubolari con liquido
c ) cavità piatte di colore marroncino
d ) piani di geminazione disposti secondo una o due serie: nel secondo caso le due serie formano un angolo di circa 90°.

SRI LANKA (CEYLON):

a ) aghi di rutilo, che si incrociano sempre a 60 e a 120°, più lunghi e più spaziati di quelli presenti nelle gemme birmane (anche in questo caso, se presenti in notevole quantità, sono all'origine dell' effetto "seta")
b ) caratteristici cristalli di zircone circondati da un alone di tensione di colore marroncino (dovuti alla dilatazione del cristallo ospitato per il passaggio allo stadio metamittico) che, in sezione, conferisce all'insieme l'aspetto di insetto
c ) piume ben definite, con cavità irregolari riempite da liquido
d ) struttura zonata, con fasce rettilinee chiare e scure, a volte con angoli di 120°
e ) inclusioni a due fasi.

TANZANIA:

a ) cristalli tozzi e arrotondati di apatite e / o di zircone
b )cristalli di rutilo corti e sottili orientati cristallograficamente che, se presenti in abbondanza, possono produrre l' effetto "seta".


Gli altri giacimenti presentano alcune delle inclusioni sopra descritte, ma non in maniera diagnostica.

CENNI STORICI

Nell'antichità romana i rubini venivano denominati con il termine carbonchi (da carbunculus = carbone acceso), il quale comprendeva molte altre gemme di colore rosso, come i granati, le tormaline, gli spinelli, e così via.
Plinio suddivideva poi i carbonchi in maschi e femmine, a seconda del colore più o meno intenso. Il rubino, per la sua rarità e la sua elevata durezza, venne però raramente utilizzato nella gioielleria antica.

NOTIZIE GENERALI

Il rubino è una pietra estremamente rara e la sua produzione mondiale è molto scarsa. E' infatti difficile reperire sul mercato una gemma di buona qualità avente una massa superiore ai 2 ct; e questa carenza incide in maniera rilevante sulla valutazione delle stesse.
La roccia madre del rubino è principalmente un marmo dolomitizzato nato
dal metamorfismo di contatto del granito associato al calcare. La produzione del rubino nei giacimenti primari di questo tipo è troppo bassa per essere commercialmente sfruttata. I principali giacimenti di rubino, sono infatti alluvionali e questo grazie a una buona resistenza dei cristalli, di notevole durezza, all'abrasione degli agenti atmosferici.
La separazione da altri materiali è facilitata dall'alta densità che è circa 4.
Generalmente il rubino si trova nelle ghiaie gemmifere associato a crisoberilli, granati, spinelli, zaffiri, adularie, topazi, tormaline e zirconi.
Come citato in precedenza una particolare varietà di rubino è quella stellata denominata anche "asteria". La qualità di queste gemme è comunque, soprattutto dal punto di vista della trasparenza, mai elevata e la stella, a sei raggi, difficilmente è ben marcata. Per evidenziare, quando è presente, questo piacevole effetto ottico, i cristalli devono essere tagliati a cabochon con l'asse ottico perpendicolare alla tangente dell'apice della gemma.
E'opportuno sottolineare che esiste anche il rubino "asteria" ottenuto mediate il metodo di fusione alla fiamma (metodo Verneuil) con la stella molto più netta e marcata, il cui riconoscimento non è però difficoltoso in quanto al microscopio (ad alti ingrandimenti) si notano le classiche strie curve e bollicine di gas.

IMITAZIONI

Quelle più classiche, oltre ai vetri, sono le doppiette. Storicamente importanti sono quelle formate da granato nella parte superiore e da vetro in quella inferiore. Interessanti sono poi quelle formate da corindone naturale, di solito di bassa qualità, nella parte superiore e rubino sintetico in quella inferiore.
Queste doppiette, soprattutto se incastonate, possono risultare abbastanza ingannevoli, ad una analisi superficiale, in quanto presentano indici di rifrazione tipici del rubino naturale e, al microscopio, vi si può notare una presenza di inclusioni naturali che spesso mascherano le tracce del collante e del materiale sintetico.

PIETRE SIMILI

Parecchie sono le gemme naturali che assomigliano al rubino, senza avere tuttavia la possibilità di confusione dopo un attento esame delle loro caratteristiche ottiche e fisiche. Lo spinello infatti, nell'antichità fu sovente confuso con il rubino. Presenta però, ed è per questo immediatamente riconoscibile, un solo indice di rifrazione e anche una densità inferiore a quella del corindone. Discorso analogo per la tormalina rossa e il topazio rosa (birifrangenti), mentre il granato, pur avendo una densità e un indice di rifrazione simile al rubino, è monorifrangente.
Lo zircone poi, presenta una lettura negativa al rifrattometro (indici superiori alla scala dello strumento) e ha uno spettro caratteristico completamente diverso e quindi impossibile da confondere con quello del rubino.

ZAFFIRO

Con il termine Zaffiro si intende la varietà blu del corindone, con sfumature dall'azzurro intenso al blu scuro tendente al verde.
Il suo colore infatti può variare da uno stupendo blu-azzurro fiordaliso (Cachemire), ad un blu limpido e profondo (Birmania), ad uno più chiaro, ma leggermente violaceo (Ceylon), ad un blu scuro come l'inchiostro (Siam) e per finire ad un blu cupo e di difficile trasparenza con sfumature sul nerastro e verdastro (Australia).
In commercio, soprattutto in quello nord-americano, si è soliti abbinare al sostantivo zaffiro aggettivi indicanti il colore quali zaffiro giallo, zaffiro rosa, ecc. Questo non è accettabile dalla nomenclatura delle nostre normative secondo le quali bisogna descrivere queste gemme con il nome corindone rosa, corindone giallo, ecc.
La colorazione dello zaffiro è dovuta a piccole percentuali (1-3%) di atomi di ferro e/o titanio presenti nel reticolo cristallino, e vicarianti con l'alluminio.
Più alta è la quantità di ferro e/o titanio, più scura risulterà la gemma.
Gli zaffiri provenienti dalle ghiaie alluvionali dello Sri Lanka (ex Ceylon) possono contenere anche piccole quantità di cromo che è il diretto responsabile della leggera saturazione violacea e che fa sì che alcune gemme possano apparire leggermente rosse al filtro Chelsea.
L'abito cristallino dello zaffiro è di solito prismatico bipiramidale più o meno allungato, ma le gemme provenienti dai giacimenti alluvionali possono anche aver subito una perdita più o meno parziale del loro abito originario.

Ai raggi ultravioletti la fluorescenza è nulla nella maggior parte dei casi, eccezion fatta per gli zaffiri blu di Ceylon che talvolta, a onda lunga, possono presentare un lieve colore rosato.
Il pleocroismo, di solito molto ben distinguibile anche se non molto marcato, varia a seconda del colore; in ogni caso la saturazione più piacevole corrisponde alla direzione del raggio ordinario (es, blu intenso - blu verdastro).
Naturalmente il pleocroismo è tanto più osservabile quanto più intenso è il colore della gemma in esame.
Lo spettro dello zaffiro presenta un'intensa e stretta banda centrata a 4500 ù., una debole linea a 4550 ù. e due nette linee rispettivamente a 4600 ù. e a 4710 ù., una lieve banda nel giallo a circa 5800 ù. e una piccola banda nel rosso (queste ultime due quasi mai rilevabili).
L'intensità e la larghezza di tutte queste bande è proporzionale all'intensità e al colore della gemma, perciò in alcuni casi queste bande possono anche tendere ad unirsi formando una unica fascia di larghezza maggiore.
In gemme originariamente di colore molto pallido e che abbiano subìto trattamenti termici, le tre bande possono essere appena visibili o del tutto invisibili.

PRINCIPALI GIACIMENTI

In linea di massima sono gli stessi del rubino. Il più importante, soprattutto per la qualità della gemme estratte, è quello del Cachemire (India). Altri giacimenti sono quelli birmani, della Cambogia, di Sri Lanka, della Nigeria, della Tanzania, del Montana ed infine dell'Australia con una grande quantità di gemme estratte, ma quasi tutte di qualità molto scarsa.

CARATTERISTICHE INTERNE (inclusioni)

Valgono le considerazioni generali fatte per i rubini, anche in questo caso schematizzabili secondo le principali aree di provenienza.
Ci limiteremo quindi ad evidenziare le inclusioni più comuni, sottolineando il fatto che lo zaffiro può presentare, più facilmente del rubino, colorazioni a chiazze di solito irregolari a contorni pseudo-esagonali.
Classiche degli zaffiri sono le cosiddette piume o impronte digitali, costituite da goccioline di varia forma (derivata dall'intrappolamento di liquidi) un tempo invadenti una frattura in seguito rinsaldata. Comuni anche sono le inclusioni costituite da cristalli negativi, inclusioni a due fasi di forma arrotondata e/o irregolare, oltre a cristalli di varia specie come per esempio mica, pirite, rutilo, apatite, plagioclasio, ematite, granato e spinello (di solito con forma ottaedrica), ed altri.

CENNI STORICI

Lo zaffiro, soprattutto in oriente, era considerato un potentissimo talismano contro il malocchio; simbolo di giustizia divina, speranza e concordia conferiva audacia e coraggio ai suoi possessori. Il suo impiego nella gioielleria antica fu di gran lunga più frequente rispetto a quello del rubino, probabilmente perchè rinvenuto in quantità maggiori nelle ghiaie alluvionali di Sri Lanka. Nella religione cristiana era ritenuto simbolo della volta celeste e divenne l'emblema della Madre di Dio, il cui mantello era rigorosamente rappresentato dal colore blu.
Per circa tre secoli la qualità migliore degli zaffiri è stata infatti commercializzata con il nome di "blu manto di Madonna", proprio a sottolineare la somiglianza tra lo splendido colore dello zaffiro e la saturazione di colore con la quale i pittori del quindicesimo secolo erano soliti affrescare il manto della Madonna.

NOTIZIE GENERALI

Secondo una leggenda cingalese, gli zaffiri nacquero dagli occhi di Daytia e si moltiplicarono poi nelle acque dei fiumi indiani; dal letto di antichi fiumi proviene comunque la maggior parte dei cristalli usati per la produzione delle gemme.
Il nome dello zaffiro deriva dal greco e significa blu; dall'antichità infatti, fino al 1800, con il nome zaffiro ci si riferiva abitualmente a tutte le gemme di colore blu.

IMITAZIONI

Data l'affinità con il rubino anche per lo zaffiro le imitazioni più classiche sono, insieme ai vetri, le doppiette. Storicamente importanti sono quelle formate da granato nella parte superiore e vetro nella parte inferiore.
Interessanti sono poi quelle formate da corindone naturale, di solito di bassa qualità, nella parte superiore e zaffiro sintetico in quella inferiore.
Quando incastonate, queste imitazioni sono molto credibili perchè presentano indici di rifrazione tipici dei corindoni e, al microscopio, si possono rilevare inclusioni naturali che potrebbero mascherare il materiale sintetico e rendere meno visibili le tracce del collante.
Negli ultimi vent'anni, provenienti soprattutto dai mercati orientali, sono arrivate (sovente frammiste a gemme naturali!) nuove imitazioni di corindone.
Di aspetto gradevole, sono costituite da quarzo incolore, pluri-fratturato "a nido d'ape" ove, negli interstizi, è stato iniettato il colorante adatto all'imitazione desiderata.

PIETRE SIMILI

Tra le gemme che ad occhio nudo sono simili allo zaffiro blu le più importanti sono: la cordierite, la tormalina varietà indicolite, la tanzanite, lo spinello e la benitoite. Queste gemme però, oltre ad avere indici di rifrazione diversi da quelli del corindone, hanno una densità inferiore.
Vi è poi lo zircone che ha una densità superiore allo zaffiro e un indice di rifrazione superiore a 1,810 (limite della scala del rifrattometro), associato ad un forte sdoppiamento degli spigoli.

PADPARADSCIA

E' uno stupendo cristallo dal colore "buccia di mandarino" che spazia fra tonalità di colore difficilmente descrivibili, dal giallo, all'arancio, all'oro fuso. All'origine di questa affascinante colorazione vi sono gli ossidi di cromo e di vanadio, vicarianti in minima parte (1-2%) con l'ossido di alluminio.
Il pleocroismo, specie per le gemme di colore intenso, è sensibile e varia da giallo rosato (r. omega) a giallo chiaro (r. epsilon), mentre ai raggi U.V. questa gemma presenta un bel colore arancione, a volte zonato in rosso.
Abbastanza raro, il Padparadscia proviene per la quasi totalità dei casi, dall'isola di Sri Lanka e pur essendo molto prezioso è stranamente poco noto al grande pubblico.
Oltre al vetro non esistono poi particolari imitazioni; tra le gemme naturali che hanno una certa somiglianza con questo cristallo, le più importanti sono la tormalina giallo-rosa, il topazio giallo-arancio e lo zircone giallo-oro, gemme però facilmente riconoscibili anche con le analisi più semplici poichè caratterizzate da proprietà fisiche ed ottiche molto diverse.
Il nome di questa gemma significa, nella lingua degli abitanti di Sri Lanka, "colore del fior di loto" e, contrariamente al rubino e allo zaffiro, si presenta quasi sempre priva di inclusioni.

CORINDONE GIALLO

Il corindone giallo presenta colorazioni che vanno dal giallo bruno al giallo chiaro, tonalità che sono dovute quasi sempre alla presenza di atomi di ferro.
Lo spettro presenta tre strette bande centrate a 4500 ù., 4600 ù. e a 4710 ù., il suo pleocroismo è debole, da giallo a giallo chiaro e anche la fluorescenza risulta debole; ai raggi UV questa gemma appare infatti di colore arancio non molto intenso.
In natura sono parecchie le gemme di colore giallo, aventi una certa somiglianza con il corindone giallo ma, come nel caso precedente, facilmente riconoscibili.
Tra queste ricordiamo il berillo giallo, il topazio, il quarzo citrino, l'oligoclasio, l'apatite, la tormalina e alcuni granati.
Nel linguaggio corrente americano, anche per questa pietra si ha la cattiva abitudine di usare il termine "zaffiro giallo", viceversa escluso dalle nostre normative U.N.I. I principali giacimenti sono in Birmania, in Sri Lanka e in Australia. Le gemme di colore intenso sono abbastanza rare.

CORINDONE ROSA

Si trova in natura nelle diverse sfumature del rosa, dal rosa chiaro al rosa intenso. Come per la varietà verde e gialla, questa gemma è sovente (ed erroneamente!) indicata come "zaffiro rosa". Quasi tutti gli esemplari provengono da Sri Lanka e quelli di grosse dimensioni sono molto rari.
Premettendo che non è possibile definire un confine cromatico fra il rubino di colore attenuato e il corindone rosa con saturazione marcata, è doveroso sottolineare che i cristalli di questa varietà sono difficilmente esenti da inclusioni.
Le gemme naturali che hanno qualche somiglianza con questa gemma sono le morganiti, le tormaline rosa e alcune kunziti.

CORINDONE INCOLORE

E' la varietà incolore del corindone, commercialmente denominata anche Leucozaffiro. Non ha molto valore commerciale in quanto, pur essendo abbastanza rara, è ricercata solo dai collezionisti.
L?equivalente sintetico è tuttora usato come imitazione, per altro scarsamente apprezzata, del diamante.

CORINDONE ASTERIA

E' la varietà con effetto "stella" dei corindoni. Come già accennato in precedenza, questo effetto è dovuto principalmente ad aghi di rutilo e/o inclusioni canaliformi isorientate che si incrociano con angoli di 60° o 120°.
I corindoni che presentano questo piacevole fenomeno possono avere le più varie sfumature di colore, ma estremamente rari sono quelli che presentano una buona intensità di rosso o blu, senza interferenze di altri colori.
Al contrario sono abbastanza comuni corindoni di un colore rosso violaceo o blu-grigio verdastro, soprattutto se presentano un asterismo meno marcato, e nel contempo lasciano intravvedere la struttura di cristallizzazione pseudo-esagonale.
Le varietà acquistano importanza sia per il colore sia per l'effetto ottico "stella" più o meno intenso o netto.
Come giàè precisato per i rubini, in commercio esistono attualmente corindoni sintetici "asteria" di vari colori ottenuti con il metodo di fusione alla fiamma (m. Verneuil).


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